ADHD

ADHD – IL DISTURDO DA DISATTENZIONE E IPERATTIVITA’

a cura della dott.ssa Elena Germani

ADHD

ADHD

Il Disturbo da disattenzione e iperattività, conosciuto anche come ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), è un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato da incapacità a mantenere attenzione prolungata, da impulsività e iperattività. Tali modalità di disattenzione e/o iperattività-impulsività sono più frequenti e più gravi di quanto si osservi tipicamente in soggetti con un livello di sviluppo paragonabile. Questi bambini con comportamenti difficili e disturbanti sono una delle principali preoccupazioni per i genitori e per la scuola.

Infatti per quanto riguarda la famiglia, i genitori sono abituati a vedere come le altre persone reagiscono al comportamento del bambino iperattivo: all’inizio, gli altri tendono ad ignorare il comportamento irrequieto, le frequenti interruzioni durante i discorsi degli adulti e l’infrazione alle comuni regoli sociali. Di fronte alle ripetute manifestazioni dell’assenza di controllo comportamentale del bambino, queste persone tentano di porre loro stesse un freno all’eccessiva “esuberanza” e, non riuscendoci, concludono che il bambino sia intenzionalmente maleducato. Spesso i genitori si sentono dire che i problemi nel comportamento del bambino sono dovuti al modo in cui è stato educato e che sarebbero necessari maggiore disciplina e maggiori limitazioni. I genitori spesso vengono per questo considerati incapaci, incuranti, eccessivamente tolleranti e permissivi.

Per quanto riguarda la scuola, invece, la presenza di questi bambini mette a dura prova le insegnanti perché il bambino si alza in continuazione e disturba i compagni, solitamente interrompendo ripetutamente la lezione.

 

Nel 1902 il medico inglese George Still pubblicò su una rivista scientifica delle osservazioni su un gruppo di bambini che presentavano “un deficit nel controllo morale… ed una eccessiva vivacità e distruttività”. Successivamente, negli anni 20, altri autori osservarono che tali manifestazioni erano legate ad una “encefalite, legata ad una forte influenza”. Negli anni 30 invece i ricercatori conclusero che i sintoni di iperattività e disattenzione fossero legati tra di loro e spiegarono questa connessione ipotizzando la presenza di un “Danno Cerebrale Minimo”. Mentre altri parlarono di Disfunzione Cerebrale Minima causata da intossicazione da piombo (Byers & Lord, 1943), da traumi perinatali (Shirley, 1939) o da infezioni cerebrali (Meyers & Byers, 1952).

Quando nel 1968 venne pubblicata la seconda versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), fu menzionato l’ADHD col nome di “Reazione Ipercinetica del Bambino”, dando così enfasi più all’aspetto motorio del disturbo che a quello cognitivo.

Con la pubblicazione della terza versione del DSM nel 1980 il disturbo prese il nome di “Disturbo da Deficit dell’Attenzione (ADD), con o senza iperattività”. È stato nel 1994 con il DSM-IV che si è arrivati a differenziare i tre sottotipi: disattento, iperattivo-impulsivo e combinato.

 

L’ADHD è definito da un modello comportamentale caratterizzato da anomalie che il soggetto manifesta in diversi contesti sociali, per esempio a scuola, con gli amici o in ambienti lavorativi.

Secondo diversi studi, l’ADHD si manifesta in bambini e adolescenti di età compresa tra 6 e 18 anni. Pur essendo uno dei problemi più frequenti nell’età evolutiva, tuttavia la stima della prevalenza varia notevolmente (da 1 a 24%) a seconda di ambito sociale, regione geografica, criteri di diagnosi e esperienza dei medici, ma anche a seconda dell’età e del sesso della popolazione pediatrica presa in considerazione. Studi clinici hanno dimostrato che in Italia la prevalenza è stimabile attorno all’1-2% dei bambini in età scolare ed è più frequente nei maschi che nelle femmine.

Occorre precisare che l’ADHD può essere diagnosticata anche negli adulti. Affinché questo sia possibile, è necessario che i sintomi fossero presentati nel soggetto fin da bambino. Il paziente adulto viene quindi sottoposto a visite mediche ed test psicologici per valutare se i sintomi rispettino i criteri diagnostici per l’ADHD.

 

Le difficoltà più frequentemente incontrate dai bambini con questo tipo di diagnosi riguardano le seguenti aree:

  • Controllo aggressività e comportamento antisociale
  • Apprendimento e risultati scolastici
  • Relazioni sociali (rifiuto da parte dei pari)

Mentre invece a livello familiare molto frequentemente si rilevano alti livelli di stress nei genitori, scarso senso di competenza e interazioni conflittuali con il bambino.

Non è possibile individuare una causa eziologica univoca. Sicuramente grande importanza è rivestita da fattori di rischio ambientale e da eventi precipitanti (fattori che favoriscono il comportamento disturbato).

I sintomi dell’ADHD possono essere raggruppati in due categorie principali: inattenzione e impulsività/iperattività. Secondo il Manuale dei Disturbi Mentali, i criteri diagnostici per l’ADHD sono i seguenti:

  1. inattenzione:
    • scarsa cura per i dettagli ed eccessiva distrazione
    • labilità attentiva e di ascolto
    • difficoltà organizzative
    • incapacità di seguire le istruzioni e di portare a termine le attività
    • difficoltà a completare qualsiasi attività che richieda concentrazione
    • perdita di oggetti di uso quotidiano
    • eccessiva distrazione davanti a stimoli esterni
    • dimenticanza di cose abituali
  2. iperattività/impulsività:
    • irrequietezza
    • incapacità a stare seduto
    • eccessiva vivacità
    • difficoltà a giocare tranquillamente
    • movimento incessante
    • parlare eccessivo
    • irruenza nel fornire la risposta, prima che la domanda sia completata
    • difficoltà nell’aspettare il proprio turno
    • interruzione o intromissione nelle attività di coetanei o adulti

 

Si distinguono tre forme per l’ADHD secondo i criteri del Diagnostic and Statistical Manual Of Mental Disorders, V edizione:

  • forma inattentiva: quando sono soddisfatti i criteri per la disattenzione ma non quelli per l’iperattività/impulsività
  • forma iperattiva: quando sono soddisfatti i criteri di iperattività e di impulsività, ma non quella della disattenzione
  • forma combinata: quando sono soddisfatti entrambi i criteri.

Queste tre forme possono alternativamente essere presenti nello stesso paziente durante la sua crescita e il suo sviluppo. Indipendentemente dai sintomi specifici di ciascuna forma, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività interessa tutti gli ambiti di vita del bambino (gioco, scuola, relazioni, etc.) ponendo delle grosse limitazioni alle attività quotidiane.

Per effettuare la diagnosi, i bambini devono presentare prima dei 12 anni almeno sei sintomi riferibili ad una delle due categorie oppure ad entrambe, mentre gli adolescenti e gli adulti (di età superiore ai 17 anni) ne devono presentare cinque.

I sintomi di ADHD non devono manifestarsi durante il decorso di un disturbo generalizzato dello sviluppo, di schizofrenia o di un altro disturbo psicotico e non devono essere attribuibili unicamente ad un altro disturbo mentale (es. ansia, psicosi, disturbo dissociativo o disturbo di personalità).
Si sottolinea l’importanza di osservare il comportamento del bambino in ambiti differenti perché il disturbo potrebbe non essere rilevabile in un singolo contesto, per esempio in una situazione nuova. Oppure peggioramenti nelle manifestazioni del disturbo si possono verificare in situazioni in cui il paziente si annoia o quando si richiede uno sforzo di attenzione sostenuto e/o protratto nel tempo.
Purtroppo oggi si tende un po’ troppo a definire bambini un po’ vivaci come “iperattivi”. Però non è così semplice e automatico etichettare un bambino come iperattivo in presenza di queste manifestazioni. È fondamentale valutare una serie di informazioni (ad es. dove si manifesta il disturbo: a casa, a scuola, in tutti i contesti?, da quanto tempo è presente: è sempre stato un bambino molto vivace o ha questi comportamenti da poco?, come si manifesta principalmente il problema?).

Per questo motivo per essere certi che si tratti di ADHD è necessario un consulto con uno specialista che procederà con una diagnosi. Al Centro Clinico Clarense il percorso diagnostico inizia con un primo colloquio per l’inquadramento del problema, una prima raccolta dati e il disbrigo delle formalità burocratiche. Successivamente il lavoro si articola nelle seguenti fasi:

  • un colloquio per la raccolta della storia personale e familiare del bambino e dei genitori, la presenza di eventuali traumi personali subiti e altre informazioni utili alla definizione del problema.
  • un colloquio coi genitori per la consegna e la spiegazione di eventuali questionari e/o lo svolgimento di interviste semi – strutturate riguardanti i diversi aspetti specifici del comportamento e dell’inserimento sociale del bambino. Questi strumenti hanno lo scopo di misurare la gravità del disturbo nel bambino e seguirne l’andamento nel tempo. Alcuni si focalizzano sui sintomi dell’ADHD mentre altri mirano ad indagare la possibile presenza di eventuali disturbi associati (es. disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, disturbi del comportamento, disturbi specifici dell’apprendimento,…).
  • un colloquio di osservazione con tutta il nucleo familiare.
  • un breve percorso di valutazione solo col minore (da valutare in base all’età e alle eventuali esigenze emerse). Al fine di escludere la presenza di altri disturbi può essere opportuno utilizzare test proiettivi e osservare il bambino durante il gioco, proprio per poter raccogliere elementi relativi alla struttura della personalità, agli schemi di funzionamento mentale e agli aspetti di comorbidità.
  • un colloquio coi genitori per la restituzione di quanto emerso e della eventuale proposta terapeutica. Generalmente tale proposta prevede un lavoro non solo col bambino ma anche coi genitori.

L’importanza della famiglia e dei genitori è fondamentale: ognuno di noi non è un soggetto isolato ma è inserito in vari contesti di vita e si relaziona con altri. E questo è ancora più evidente trattandosi di un bambino. Per questo motivo, appare evidente come il campo di osservazione e intervento più adeguato sia la famiglia, nel momento in cui si affronta la problematica di un bambino. L’incontro familiare inoltre favorisce la raccolta di dati e informazioni fornendo il punto di vista di tutti i componenti e permette di valutare e far emergere le risorse presenti in ciascuno.

 

La diagnosi per il disturbo di attenzione e  iperattività si basa principalmente sull’osservazione clinica e sulla raccolta di informazioni fornite da fonti differenti e diversificate quali genitori, insegnanti, educatori. Per questo motivo gli specialisti del Centro Clinico Clarense contattano le insegnanti per un confronto in merito al bambino e al suo comportamento (previa autorizzazione dei genitori). È infatti importante capire quali strategie educative vengono adottate anche in questo contesto per fronteggiare la situazione e quali effetti ottengono.

Gli specialisti del Centro inoltre sono disponibili a strutturare e programmare un intervento all’interno della scuola o della classe frequentata dal bambino.

 

Spesso nella presa in carico di un bambino si rende necessario un lavoro di equipe. Nel caso di un sospetto ADHD, potrebbe essere importante la collaborazione con il pediatra o con un neuropsichiatra infantile per svolgere un esame medico e neurologico al bambino. Tali collaborazioni mirano ad escludere la presenza di altre patologie che nelle loro manifestazioni potrebbero essere simili, come per esempio problemi di vista o udito non riconosciuti, disturbi del comportamento e del pensiero, difficoltà specifiche di apprendimento (DSA), disturbi d’ansia, di depressione o altri disturbi psichiatrici.

Altri aspetti importanti da considerare e valutare sono le capacità cognitive, l’apprendimento scolastico, le capacità attentive, le capacità di pianificazione e le capacità di autocontrollo. Sembra infatti da alcune ricerche che i bambini che presentano ADHD siano più a rischio di presentare una difficoltà nella lettura, nella scrittura o nel calcolo.
Nel caso in cui, a seguito della valutazione effettuata, dovesse emergere una diagnosi di ADHD le proposte terapeutiche si differenziano a seconda dell’età del bambino:

  • fino a 8 anni di età
  • dai 9 anni di età

In presenza di bambini più piccoli, si lavora solamente coi genitori proponendo un percorso psicoeducativo che li aiuti a modificare l’ambiente familiare. L’espressività sintomatologica infatti è regolata e influenzata dal contesto di riferimento.

Invece con bambini più grandicelli all’intervento rivolto ai genitori si propone in affiancamento un lavoro direttamente con il paziente. Il fine è quello di far acquisire al bambino responsabilità personale sotto una guida esperta e contemporaneamente aiutare i genitori a intervenire sull’ambiente familiare.

Nel caso di un numero minimo di richieste, gli specialisti del Centro attivano anche percorsi di gruppo così che i genitori possano condividere le proprie esperienze, difficoltà ed emozioni con altre famiglie che vivono le medesime problematiche.

 

Se pensi che tuo figlio abbia questa problematica o se gli insegnati te ne hanno accennato, rivolgiti al Centro Clinico Clarense per un primo colloquio gratuito e per una valutazione specialistica prenotando un primo colloquio gratuito telefonando allo 030.52.36.107 o mandando una mail all’indirizzo info@centroclinicoclarense.it.