Molti genitori hanno difficoltà a gestire le “esplosioni” di rabbia dei loro figli e mi chiedono come fare.

Innanzitutto iniziamo col dire che la rabbia è un’emozione primaria e, come tale, che ci accompagna fin dalla nascita. Quello che cambia nel corso della crescita è il modo di esprimerla e manifestarla:

  • I neonati piangono e si agitano
  • Verso i 12-18 mesi il bambino piange e urla
  • A 24-36 mesi compaiono i capricci, le opposizione e le sfide verso i genitori e le figure accudenti
  • A 4-5 anni il bambino esprime la sua rabbia fisicamente anche nei confronti dei coetanei
  • Dai 6 anni compaiono le “risposte ostili”
  • Nella preadolescenza appaiono le sfide e le rivendicazioni nei confronti dei genitori

Le modifiche nelle modalità di espressione della rabbia dipendono dalla maturazione dei meccanismi neuronali: durante uno scoppio di rabbia il livello di tensione all’interno del bambini è talmente alto che deve essere scaricato verbalmente e fisicamente. In queste situazioni funziona la parte inferiore del cervello e non la parte superiore che è deputata a “pensare” le emozioni.

Quando il circuito della rabbia è stato stimolato, è come se il bambino si sentisse in un ostato di emergenza e per questo aggredisce.

Finchè il bambino non sviluppa nel cervello superiore un buon sistema di moderazione dello stress, è dipendente da qualunque altra persona che possa moderare lo stress al suo posto e far diminuire gli stati troppo elevati di stimolazione. Stabilizzare nel cervello un buon sistema di regolazione dello stress è una tappa vitale dello sviluppo.

Con lo sviluppo infatti il bambino acquisisce la capacità di valutare le esperienze e posticipare lo scarico della tensione. Questa capacità mediata dalle reti neuronali è influenzata dall’ambiente di vita del bambino.

I genitori hanno quindi un ruolo fondamentale in questo processo. La formazione del sistema di regolazione dello stress dipende dalla presenza dello stesso sistema nel cervello di un adulto che si prende cura del bambino. Se, quando il bambino ne ha bisogno, questo adulto è presente per moderare lo stress e il disagio, nel cervello del bambino si formerà gradualmente il sistema di regolazione. Se durante l’infanzia invece nei momenti di rabbia e disagio non è presente un adulto che consoli il bambino, non si stabilizzerà questo sistema.

Cosa accade nel bambino arrabbiato?

Per capire cosa accade in un bambino arrabbiato che non ha ancora un sistema di regolazione dello stress, è utile individuare quali circostanze potrebbero portare a una esplosione di rabbia. Generalmente le circostanze più comuni sono:

  • La frustrazione di un piacere annunciato: abbiamo promesso al bambino di accompagnarlo al parco ma al momento di uscire si mette a piovere e non è possibile.
  • La vergogna: giocando un bambino dice all’altro che sua mamma è brutta.
  • La frustrazione della libertà di azione: per esempio quando un genitore non permette al bambino di muoversi liberamente in una stanza, dicendogli continuamente: “No! Stai fermo!”
  • L’isolamento o la solitudine a lungo protratta: essere messo in una stanza da solo in punizione.

Occorre anche ricordare però che la rabbia non si esprime solo con i comportamenti che potremmo definire “classici”, ovvero pianti, urla, capricci, spintoni… La rabbia può essere espressa dai bambini anche in modo non così palese, con comportamenti ostili per esempio, oppure tramite disturbi del sonno, problemi alimentari, problemi in altre funzioni corporee.

Cosa accade quindi in un bambino arrabbiato dal punto di vista fisico e psicologico?

Dal punto di vista fisico vi è l’innalzamento della pressione sanguigna, l’aumento dei battiti e della sudorazione, irrequietezza agli arti e impossibilità ad ascoltare ciò che gli viene detto. Quest’ultimo è il motivo per cui quando il bambino è arrabbiato, molti genitori lamentano di non riuscire a parlargli e a spiegargli i motivi per cui dovrebbe calmarsi.

Dal punto di vista psicologico, invece, il bambino prova una forte ambivalenza: da un lato si sente forte ma dall’altro è terrorizzato. Sente di poter rompere le cose o picchiare qualcuno ma, una volta riacquistata la calma, è spaventato da queste sue reazioni. Il bambino proverà anche dei sensi di colpa e dei pensieri legati all’essere cattivo, soprattutto quando la reazione degli adulti sarà: “Sei fai così non ti voglio più bene!”. Un adulto sa che questa cosa non è vera, ma un bambino non ha ancora la capacità di capire che è solo un modo per sgridarlo. Proverà quindi anche vergogna e imbarazzo per la reazione avuta.

Cosa possono fare i genitori per aiutare i bambini a Gestire la Rabbia

  1. Sintonizzazione emotiva: il genitore deve sintonizzarsi sullo stato d’animo del bambino, rispondendo con un’appropriata mimica facciale e un giusto tono di voce. Questo non significa essere aggressivi e mostrare rabbia a propria volta! Ma significa far vedere al bambino che si percepisce la qualità e a forza di quello che sta provando.
  2. Convalida dell’esperienza: il genitore deve offrire al bambino l’esperienza di una comprensione profonda dei suoi sentimenti e delle sue ragioni.
  3. Contenimento emotivo: il genitore deve esercitare una funzione di contenimento della rabbia del bambino: abbracciarlo, parlargli con una voce calma, proporgli un comportamento alternativo. Il figlio in questo modo può percepire che può arrabbiarsi e poi calmarsi e così col tempo imparerà a controllarsi.
  4. Mantenere la calma: è importante che il genitore non si arrabbi a sua volta. Può essere utile farsi aiutare dall’altro genitore o da qualcuno che abbia più pazienza. Oppure altra strategia è quella di allontanarsi momentaneamente e fare respiri profondi per riacquistare la calma.
  5. Infine può essere utile ai genitori partecipare a gruppi o incontri sulla tematica della rabbia come quelli organizzati al Centro Clinico Clarense per individuare le motivazioni del figlio e trovare dei modi per aiutarlo ad esprimere la rabbia in modo costruttivo .

 

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