Disturbi del sonno

sonno bambini

DISTURBI DEL SONNO NEI BAMBINI

Quando si parla di bambini, la regolazione del sonno, così come l’alimentazione, è una tematica molto importante e spesso delicata all’interno di tutti i sistemi familiari. Le transizioni tra sonno e veglia sono legate, oltre che ai meccanismi fisiologici, anche a processi emotivi e affettivi. Quando si parla di problemi del sonno, si fa riferimento ad una vasta gamma di problematiche che possono presentarsi: difficoltà nell’iniziare il sonno, problemi nel continuare il sonno, problemi misti. I bambini inoltre possono manifestare anche eccessiva sonnolenza o disturbi in particolari fasi del sonno o difficoltà ad instaurare chiari ritmi sonno-veglia.

 

L’acquisizione di una buona igiene del sonno è un percorso che parte fin dalla nascita. Un neonato dorme 16-18 ore durante il giorno, svegliandosi ogni 3 o 4 ore principalmente per mangiare. Questa è la fase dell’esogestazione, ovvero un prosieguo della gestazione che avviene però al di fuori del corpo materno. In questo periodo il bambino non è ancora adatto alla sopravvivenza dal punto di vista cognitivo, motorio e sociale. È dipendente dai genitori anche per l’addormentamento che infatti solitamente avviene in braccio.

Crescendo, all’incirca tra i 3 e i 6 mesi di vita, il piccolo arriva ad instaurare un ritmo sonno-veglia in accordo con l’alternanza giorno-notte. Il bambino passa progressivamente dal sonno polifasico (che alterna il sonno e la veglia con cicli di 4 ore) al periodo (che comincia ad instaurarsi verso i 6 mesi di vita). Il raggiungimento di un chiaro ritmo sonno-veglia viene quindi raggiunto almeno dopo 16 settimane dalla nascita. Questo deriva dal fatto che il sistema nervoso del bambino è ancora immaturo e le strutture implicate nella regolazione dei ritmi circadiani raggiungono progressivamente la maturità. Per questo motivo prima dei quattro o cinque mesi non si può veramente parlare di disturbi del sonno nel bambino. La regolazione, l’organizzazione temporale (capacità di passare facilmente da stato di veglia a quello di sonno) e il consolidamento (capacità di mantenere il sonno in modo continuativo conformemente all’età) del sonno sono importanti conquiste neurocomportamentali del bambino.

Arrivato a 12 mesi, il bambino riduce le ore di sonno a 14-15 ore al giorno: dorme generalmente tutta la notte e fa un riposo pomeridiano. L’abitudine di questo riposino solitamente si interrompe verso i 3-4 anni. Crescendo, le ore di sonno notturno diminuiscono fino a stabilizzarsi intorno alle 10-12 ore in età prescolare e durante la scuola primaria. Per poi diminuire ulteriormente con l’avanzare dell’età adulta.

Mentre il sonno di un soggetto adulto è solitamente suddiviso in sonno Alfa, Stadio 1, Stadio 2, Stadio 3, Stadio 4 e Sonno REM, chiaramente identificabili da specifiche rilevazioni elettroencefalografiche, per quanto riguarda il sonno dei bambini si individuano solitamente tre fasi:

  • Sonno quieto: i ritmi cardiorespiratori sono regolari e, come dice il nome, non ci sono movimenti corporei. È assimilabile al sonno ad onde lente dell’adulto (Stadio 3 e 4).
  • Sonno attivo: vi è un aumentato ritmo cardiorespiratorio. È simile al sonno REM.
  • Sonno di transizione: presenta caratteristiche intermedie.

Il sonno è un fenomeno fisiologico molto importante durante il quale il corpo e la mente si ritemprano dalle fatiche della giornata e si preparano ad affrontare quella successiva.

Come detto più sopra, come per i ritmi fame-sazietà, anche per quelli sonno-veglia è fondamentale la figura dei genitori che attraverso scambi regolari, prevedibili e coerenti costituiscono modelli  fondamentali per il bambino. Grazie ad essi, infatti, si forma nel piccolo un sistema di aspettative, rappresentazione e interiorizzazioni che lo aiutano nella crescita. Ovviamente, oltre a questo, si deve tenere conto delle caratteristiche temperamentali del bambino che rivestono una parte altrettanto importante nello sviluppo dei meccanismi di autoregolazione e influenzano percezioni, sentimenti, atteggiamenti del bambino, modellando la sua relazione coi genitori. Per questo motivo l’identificazione dei sintomi e delle cause specifiche di un disturbo del sonno presente in un bambino deve passare attraverso la considerazione degli aspetti dinamici ed evolutivi del bambino stesso.

 

Anche se sappiamo che i problemi legati al sonno e al ritmo sonno-veglia sono abbastanza frequenti in molte famiglie con bambini piccoli, non è purtroppo possibile fare una stima precisa dell’incidenza di questi disturbi. Questo è dovuto in primo luogo alla variabilità della tolleranza dei genitori: ciò che per un genitore è una situazione critica e insostenibile, per un altro può non essere altrettanto grave. In secondo luogo, bisogna sempre tenere presente che, come per gli adulti, i disturbi del sonno possono essere transitori e legati a particolari fasi e momenti di vita attraversati dal soggetto. Le ricerche che si sono orientate a stimare la presenza di disturbi continui e duraturi hanno rilevato una minima prevalenza.

 

Al momento della comparsa improvvisa di un disturbo del sonno è bene valutare eventuali eventi scatenanti, come per esempio il concomitante inizio della scuola, oppure eventuali problemi coi compagni, oppure problemi presenti in casa che per un bambino possono essere stressanti. Al risolversi o ridursi di questi eventi potrebbe essere che il problema sparisca naturalmente. Tuttavia molto spesso ciò non avviene: il ritorno alla normalità non si verifica oppure è lento e difficoltoso. In questi casi e se il problema non si risolve spontaneamente nel giro di breve tempo, è bene chiedere un consulto ad uno specialista che possa effettuare una valutazione più approfondita e aiuti la famiglia individuando le strategie migliori per la risoluzione del problema.

In riferimento alla diagnosi dei disturbi del sonno, questa solitamente viene fatta in base alla raccolta dati e alla descrizione dettagliata degli episodi da parte dei genitori. Solo in casi particolari, in cui vi sia il sospetto di patologie organiche (ad es. presenza di crisi epilettiche) potrebbe essere necessario consultare un medico per l’esecuzione di una polisonnografia.

 

La “Classificazione Internazionale dei Disturbi del Sonno: Manuale Diagnostico e di Codifica” definisce tre categorie di disturbi del sonno:

  • dissonnie: risvegli notturni e/o difficoltà ad addormentarsi o eccessiva sonnolenza;
  • parasonnie: pavor nocturnus, incubi e disturbi da movimenti ritmici ripetitivi;
  • disturbi del sonno associati a patologie medico-psichiatriche (sindrome da apnea notturna).

 

Le dissonnie comprendono al loro interno sia i disturbi intrinseci (quelli cioè con una origine organica) sia i disturbi estrinseci (ovvero dovuti alla presenza di fattori ambientali):

  • risveglio notturno: il bambino si sveglia una o più volte durante la notte. Questa abitudine diventa un problema nel momento in cui il bambino non è in grado di riaddormentarsi da solo ma ha bisogno della presenza del genitore. Il bambino in questi casi ricerca il conforto del caregiver oppure mette in atto una serie di comportamenti autoconsolatori per riaddormentarsi. Questo disturbo potrebbe essere il segnale di un disagio del bambino.
  • Avvio del sonno: in questa categoria ritroviamo le difficoltà ad andare a letto e le difficoltà ad addormentarsi. Vi può essere nel bambino un sentimento di paura legato al separarsi dal genitore, soprattutto in un periodo in cui l’ansia da separazione è particolarmente presente. Quest’ansia, crescendo, potrebbe legarsi a paure specifiche, come il buio o lo stare da soli. Occorre precisare che questo tipo di ansia potrebbe anche essere, in realtà, a carico di uno o entrambi i genitori, che poi la trasmettono al figlio.

 

Le parassonie invece sono quei disturbi in cui l’attivazione motoria interferisce con sonno. In alcuni casi, infatti, possono causare traumi e disturbare il sonno sia del paziente sia di chi gli sta vicino:

  • Pavor nocturnus: sono episodi di brusco risveglio dal sonno, dei veri e propri “attacchi” che insorgono con grida di paura. Possono durare da 1 a 15 minuti in cui il bambino si sveglia terrorizzato e agitato. Potrebbe mettersi a sedere sul letto parlando o gridando, manifestando una intensa ansia. Si verifica iperreattività del sistema nervoso autonomo, caratterizzato da tachicardia, tachipnea e sudorazione. È molto difficile riuscire a rassicurare la persona durante l’episodio e di solito il bambino non ricorda quanto accaduto e non ha immagini mentali riferibili a quel momento. Spesso queste manifestazioni sono transitorie e legate a particolari periodi di stress per il bambino. Per questo motivo, solitamente, questo disturbo è superato spontaneamente. In caso contrario, è importante consultare uno specialista per ricevere un aiuto specifico.
  • Incubi: come per gli adulti, gli incubi sono sogni dal contenuto pauroso e angosciante che emergono durante la fase REM del sonno e generalmente vengono ricordati. Si tratta di sogni prolungati ed estremamente terrorizzanti che di solito comportano una minaccia alla sopravvivenza, alla sicurezza o all’autostima. In genere, terminano con un rapido risveglio in cui la persona è rapidamente orientata e vigile. Nei bambini si determina una difficoltà ad andare a letto. In caso di incubi, è bene per prima cosa verificare se il bambino abbia visto alla televisione programmi che potrebbero avergli trasmesso qualche paura.
  • Disturbi da movimenti ritmici ripetitivi: solitamente queste attività ritmiche ripetitive, come il cullarsi o il battere la testa, preoccupano molto i genitori che non riescono a capire come mai il bambino metta in atto tali comportamenti. Generalmente queste sono per il bambino strategie difensive contro l’ansia suscitata dall’addormentamento.
  • Sonnambulismo: si tratta di episodi caratterizzati da comportamenti automatici. Vi è uno stato di coscienza alterata in cui sono contemporaneamente presenti fenomeni di veglia e di sonno. Solitamente il soggetto si alza dal letto e cammina, mostrando però bassi livelli di consapevolezza. Al momento del risveglio, il soggetto non ricorda nulla.
  • Risvegli confusionali: si tratta di episodi di risveglio parziale. Il bambino sembra sveglio ma è disorientato e confuso, parla in modo incoerente e a volte è aggressivo.

 

Parlando di bambini, è importante ricordare anche la presenza di un altro disturbo non direttamente relativo al sonno ma che si verifica spesso durante la notte: l’enuresi. Si tratta di episodi ricorrenti (con questo termine si intende almeno due notti alla settimana) di perdita involontaria e completa di urina durante la notte in soggetti con età superiore ai 5 anni. Per molti bambini si tratta di un periodo transitorio che si risolve spontaneamente. In caso contrario è bene rivolgersi ad uno specialista che, individuando la causa emotiva-relazionale sottostante, aiuti la famiglia e il bambino a risolvere il problema.

Un’altra problematica molto diffusa è la presenza dei bambini nel letto coi genitori oppure spesso con un genitore, mentre l’altro si “trasferisce” nel letto del figlio. Sono frequenti anche i casi in cui questa abitudine prosegue anche in età adolescenziale. In questi casi è facile ritrovare nella famiglia anche altre difficoltà che richiedono un intervento specialistico.

 

Infine, per quanto riguarda la categoria dei disturbi del sonno associati a patologie medico-psichiatriche, le sindromi più diffuse sono quelle da apnee notturne che si manifestano con il blocco della respirazione durante il sonno. Le forme più gravi possono causare una cronica perdita di sonno e, nei bambini, interferire con  la secrezione dell’ormone della crescita. Le sindromi apnoiche sono di tre tipi:

  • Centrali: quando l’ipoventilazione sveglia il soggetto che ritorna al controllo volontario della respirazione e quindi può continuare a dormire.
  • Ostruttive: si tratta di una ostruzione delle vie respiratorie superiori. Generalmente questo tipo di apnea è associata al russare e/o al dormire a bocca aperta.
  • Miste

 

Di seguito si indicano le direttive diagnostiche della MCCAD (Multiaxial Classification of Child and Adolescent Disorders) applicabili anche agli adulti con problemi del sonno.

  1. Insonnia non organica:
    • Il disturbo riferito riguarda la difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno oppure una qualità scadente del sonno;
    • Il disturbo si è verificato per almeno tre volte alla settimana per almeno un mese;
    • È presente preoccupazione per la mancanza di sonno ed eccessiva inquietudine per le sue conseguenze, sia di notte sia durante il giorno;
    • L’insoddisfacente qualità e/o quantità del sonno causa un’accentuata sofferenza oppure interferisce significativamente con il funzionamento sociale o lavorativo
  2. Ipersonnia non organica:
    • È presente un’eccessiva sonnolenza oppure attacchi di sono durante le ore del giorno, non giustificati da un’inadeguata quantità di sonno notturno e/o una transizione estremamente lenta allo stato di piena attivazione al risveglio;
    • Questo disturbo del sonno si manifesta quotidianamente per più di un mese, o per periodi ricorrenti di più breve durata, e causa accentuata sofferenza o interferisce con il funzionamento sociale e lavorativo;
    • Mancano i sintomi collaterali della narcolessia o l’evidenza clinica di un’apnea del sonno;
    • Mancano altre condizioni neurologiche o mediche delle quali la sonnolenza durante il giorno può essere sintomatica.
  3. Disturbo non organico del ritmo sonno-veglia
    • Il ritmo sonno-veglia dell’individuo è asincrono rispetto a quello normale per una particolare società e condiviso dalla maggior parte delle persone nell’ambiente in cui l’individuo vive;
    • L’individuo presenta insonnia durante il principale periodo del sonno e ipersonnia durante la veglia, quasi ogni giorno per almeno un mese o ricorrentemente per periodi di tempo più ridotti;
    • L’insoddisfacente qualità, quantità e distribuzione temporale del sonno causa una marcata sofferenza o interferisce con il funzionamento sociale o lavorativo.