Obesità e sovrappeso

alimentazione sanaSovrappeso e obesità

Dal punto di vista psicologico

Secondo le ricerche svolte dal ministero della Salute/Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie (Ccm), l’Italia è uno dei primi paesi in Europa per numero di bambini sovrappeso ed obesi.

Il problema diviene ancora più grave se pensiamo che un bambino obeso o sovrappeso è un potenziale adulto obeso o sovrappeso e che queste condizioni a lungo andare hanno grande incidenza a livello fisico.

Il primo passo per affrontare il problema è che le famiglie stesse non sottovalutino la situazione: i genitori talvolta non hanno ben chiaro il quadro, minimizzando il problema anche di fronte alle indicazioni del pediatra.

In generale, a qualsiasi età, quindi anche nei bambini e negli adolescenti, l’aumento di peso è dovuto ad una scorretta alimentazione, alla mancanza di attività fisica e alle caratteristiche psicologiche della famiglia del soggetto. Tali abitudini “non corrette” imparate da bambini rimangono anche in età adulta.

Bisogna tenere sempre presente che il modo di vivere sovrappeso e obesità all’interno delle famiglie può essere molto diverso: per esempio ci sono famiglie dove un sovrappeso consistente non è considerato un problema ed altre in cui un sovrappeso modesto è considerato sintomo di grave inadeguatezza.

Il percorso psicologico si rende necessario per aiutare la famiglia a ridare valore e significato alle comunicazioni familiari. Generalmente infatti sovrappeso ed obesità sono sintomi utili al sistema familiare per mascherare o evitare conflitti più pericolosi oppure per distrarre l’attenzione e la preoccupazione da problematiche più gravi. Si tratta di famiglie caratterizzate dalla difficoltà a comunicare e nelle quali il corpo diventa il mezzo per veicolare un messaggio. Bisogna ricordare che fino ai 5 anni di età circa i bambini hanno una capacità di autoregolazione delle quantità di alimenti, mentre dopo i 6 anni entrano in campo altri meccanismi, come la golosità, e le caratteristiche psicologiche del soggetto e della sua famiglia.

È fondamentale il coinvolgimento della famiglia quando si tratta di intervenire sui bambini. Infatti soprattutto per i soggetti in età evolutiva, il campo di osservazione non è l’individuo isolato, ma l’individuo nel proprio ambiente fisico e sociale. Per questo motivo il sistema familiare è il campo di osservazione e intervento più adeguato in questi casi: per conoscere il bambino e l’adolescente con problemi di peso è necessario conoscere la sua famiglia, dal momento che ogni cambiamento significativo nella vita di un bambino od adolescente produce inevitabilmente cambiamenti nella vita degli altri membri della famiglia e da questi cambiamenti è, a sua volta, influenzato.

L’importanza del coinvolgimento familiare è dimostrato anche da diverse ricerche che hanno rilevato una modifica più rapida dello stile di vita e un mantenimento più stabile nel tempo del cambiamento alimentare e di stile di vita. La maggior parte delle modalità di trattamento psicologico quindi è rivolta ai bambini e ad entrambi i genitori. In questo è di grande aiuto la psicologia di orientamento sistemico che ha il suo centro nel lavoro con la famiglia al competo e mira ad aiutarla famiglia a ridare valore e significato alle comunicazioni interne.

L’importanza del coinvolgimento familiare è evidente anche perché nel caso di soggetti sovrappeso in età evolutiva, il ragazzo deve fare i conti non solo con la propria capacità di autoregolazione del comportamento alimentare ma anche con quella dei propri genitori. È spesso difficile discriminare quando le resistenze e le difficoltà a mantenere un determinato regime alimentare siano ascrivibili al minore o ai suoi genitori.

Sicuramente i programmi di intervento vanno personalizzati in base alle caratteristiche del caso e alle problematiche che di volta in volta si presentano, calibrando l’intervento sull’età del minore e sul livello di sviluppo cognitivo, sociale ed emozionale.

 

 

Qualche numero

 

Oggi l’impatto e le ripercussioni dell’obesità sulla salute hanno raggiunto una rilevanza tale da aver indotto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ad intervenire con diverse iniziative per il monitoraggio e la prevenzione di uno stato che è ormai considerato una vera e propria patologia. Il dato allarmante è che l’obesità non è solo un problema relegato alla popolazione adulta ma è sempre più presente anche tra i bambini con una stima di oltre 44 milioni di soggetti in eccesso ponderale in tutto il mondo. In Italia il Ministero della Salute ha istituito il progetto “OKkio alla SALUTE” che dal 2007 raccoglie dati sulle abitudini alimentari dei bambini della scuola primaria. Questo progetto ha lo scopo di descrivere da un lato la variabilità geografica e l’evoluzione nel tempo dello stato ponderale, delle abitudini alimentari e dell’attività fisica svolta dai bambini e dall’altro le attività che la scuola promuove, l’educazione e l’attività fisica per migliorare le condizioni di salute dei bambini. Le valutazioni del progetto comprendono le registrazioni delle misure antropometriche (peso e altezza), la somministrazione di un questionario ai bambini per raccogliere informazioni sulle loro abitudini alimentari, i livelli d’attività fisica e la sedentarietà. Anche ai genitori viene somministrato un questionario per registrare le abitudini alimentari e l’attività fisica dei propri figli. Infine per la raccolta d’informazioni sull’ambiente scolastico anche i dirigenti scolastici sono chiamati a compilare un questionario. Dal 2007 ad oggi sono stati fatte quattro rilevazioni circa ogni due anni, ognuna della quali ha coinvolto oltre 40.000 bambini e genitori e 2000 classi. I dati più recenti confermano un leggero calo dell’obesità infantile in Italia che dal 2009, anno delle prime rilevazioni, al 2014 è scesa dal 12,0% al 9,8%. Allo stesso modo la percentuale di bambini in sovrappeso è scesa dal 23,2% al 20,9%.

Se si allarga lo sguardo a tutti i paesi europei che hanno aderito all’iniziativa COSI (Childhood Obesity Surveillance Initiative), l’Italia risulta essere tra i paesi con la percentuale di bambini tra i 7-9 anni in sovrappeso più alta alla pari di Spagna e Grecia. Se invece focalizziamo l’attenzione alla sola Italia c’è una netta differenza tra le regioni del Sud e del Centro rispetto a quelle del Nord dove la percentuale di bambini sovrappeso è più bassa.

obesità

Dal  punto di vista nutrizionale

Il primo aspetto da tenere in considerazione per la prevenzione di obesità e sovrappeso infantile riguarda l’attenzione alle abitudini alimentari. Una delle abitudini sbagliate più frequenti è quella di non consumare la colazione o di fare una colazione sbilanciata. Altra abitudine da correggere è quella di una merenda a metà mattina troppo abbondante, segue poi la mancanza di consumo quotidiano di frutta e verdura per finire con il consumo giornaliero di bibite zuccherate e/o gassate.

Tra le abitudini non legate all’alimentazione che favoriscono il sovrappeso l’assenza di attività sportiva o la sua pratica solo per 1 ora la settimana, la presenza di TV in camera e le ore davanti alla TV e ai videogiochi.

Il progetto “OKkio alla SALUTE” ha permesso di valutare le abitudini alimentari di bambini della scuola primaria tramite la misurazione di peso ed altezza per la valutazione dell’indice di massa corporea e tramite un questionario alle cui domande i bambini rispondevano basandosi sulle precedenti 24 ore.

Le abitudini alimentari di un bambino dipendono direttamente dalle abitudini dell’intera famiglia per cui anche ai genitori dei bambini che hanno partecipato allo studio è stato somministrato un questionario per valutare la percezione che i genitori stessi hanno sullo stato ponderale dei figli.

Dall’analisi emerge che il 38% dei genitori con figlio in sovrappeso od obesi considera il figlio sotto-normo peso e solo il 29% pensa che il proprio figlio consumi una quantità di cibo eccessiva. Allo stesso modo solo il 41% dei genitori con figlio fisicamente poco attivi ritiene che il figlio svolga poca attività fisica.

Oltre all’ambiente famigliare anche l’ambiente scolastico influisce sulle abitudini alimentari e sportive dei bambini. Tra gli aspetti considerati è stato riscontrato che 3 scuole su 4 hanno una mensa, circa la metà distribuisce merende con alimenti salutari o prevede attività motoria extracurriculare. Solo 1 su 3 ha coinvolto i genitori in iniziative sull’educazione alimentari o sportiva.

Nonostante ci siano programmi strutturati per il controllo dei pasti in ambito scolastico in tutto il mondo lo studio sull’effettiva adeguatezza nutrizionale tra i pasti serviti e le indicazioni date. Una revisione dei tre diversi programmi negli USA sui programmi alimentari per bambini ha dimostrato come i pasti spesso sono ipercalorici, ricchi di grassi, ricchi di sodio e poveri di fibre, in generale con troppi carboidrati e proteine e troppo poche verdure.

Tra i disturbi correlati all’obesità infantile il fegato steatosico non dovuto all’alcol è quello più comune. Obesità e fegato steatosico associati anche ad insulino-resistenza e indici infiammatori elevati anche nei bambini. Non esistono indicazioni d’intervento medico, quello che si può fare è intervenire sulle abitudini alimentari e sullo stile di vita del bambino.

Un recentissimo studio pubblicato su BMC Pediatric ha valutato lo stato del peso corporeo di un gruppo di oltre 500 bambini seguita dall’età di 2 anni fino ai 17. Se nella prima fascia d’età analizzata la percentuale era dell’11,5%, già tra i 5-7 anni la percentuale cresce ad oltre il 13% fino a raggiungere il 20% quando i ragazzi hanno raggiunto i 15-17 anni. 6 bambini su 10 in sovrappeso od obesi a 2-4 anni lo sarebbero stati anche a 15-17.

Le diverse fasi della vita impongono esigenze nutrizionali diverse. L’accrescimento non è un semplice aumento delle dimensioni corporee ma comporta modificazioni biochimiche e trasformazioni metaboliche necessarie all’organismo per svolgere e mantenere ogni attività vitale.

I primi sei mesi di vita sono un periodo di crescita rapida con una richiesta di nutrienti elevata in proporzione al peso. Un apporto inadeguato può causare un arresto della crescita. Dopo la nascita il neonato perde tra il 5% e il 10% del suo peso per poi recuperarlo nei primi 10 giorni di vita. Il peso alla nascita è raddoppiato dopo 4-5 mesi e quadruplicato a 2 anni dalla nascita.

Dopo il primo anno di vita la crescita ponderale  subisce una decelerazione a favore della crescita staturale fino al secondo anno di vita quando si assesta attorno ai 2 kg per anno. Anche la crescita in statura rallenta progressivamente fino ai 5 cm per anno tra i 5 e i 10 anni di vita.

 

Durante la crescita il rapporto tra le richieste energetiche dovute al metabolismo basale, all’accrescimento, all’attività motoria e alle perdite cambia radicalmente. Se per un neonato l’apporto richiesto di kcal/kg al giorno è pari a 85 per un bambino di 10-12 anni è di circa 72 fino ai 54 di un adolescente. All’interno di questi valori che sono solo dei riferimenti e non possono essere utilizzati generalizzandoli il metabolismo basale di un neonato rappresenta meno del 50% del fabbisogno giornaliero mentre aumento oltre fino al 55% durante lo sviluppo. In modo inverso invece le richieste energetiche dovute all’accrescimento calano dal 25% del fabbisogno giornaliero in un neonato fino al 15% in un adolescente.

L’obesità è una vera e propria patologia in costante aumento tra i bambini anche in età prescolare con implicazioni organiche e psichiche che possono perdurare fino all’età adulta. Tra i fattori di rischio quelli famigliari più importanti sono la presenza di obesità nei genitori e lo stile di vita famigliare, tra quelli individuali una scorretta alimentazione nei primissimi anni di vita e una sedentarietà che va a scapito delle attività motorie.

Tra le azioni intraprese dal ministero della salute è stato implementato il progetto “Mi voglio bene” per sensibilizzare i genitori verso 10 azioni preventive per il sovrappeso e l’obesità infantile.

Allattamento al seno per almeno i primi 6 mesi di vita: numerosi studio associano l’allattamento con latte materno ad un rischio più basso di sviluppare obesità. Se il latte materno fosse insufficiente va integrato con latte formulato a basso contenuto proteico.

Svezzamento dopo i 6 mesi: l’introduzione di alimenti al di fuori del latte dopo i sei mesi se non imposti da motivi clinici individuali.

Apporto proteico controllato nei primi 2 anni: l’apporto proteico è un altro fattore che influenza l’obesità infantile. L’apporto proteico controllato specialmente nei primi due anni di vita è associato ad un rischio d’obesità inferiore. La richiesta proteica varia in base all’età e al latte che il bambino assume.

Evitare bevande zuccherate: si consiglia di somministrare solo acqua e latte favorendo precocemente anche il gusto e le preferenze del bambino.

Sospendere l’uso del biberon entro i 24 mesi: questo per slegare il bambino da un’abitudine routinaria, abitudine comunque da non protrarre oltre i 12 mesi dalla nascita.

Interrompere l’uso del passeggino dopo i 3 anni: per favorire i movimenti attivi ricorrere al passeggino solo quando il bambino è stanco o è pericoloso camminare. Nello stesso senso attività collettive come fare a piedi il tragitto casa-scuola sono da incoraggiare.

Controllo della curva di crescita: ad un elevato indice di massa corporeo precoce (rapporto peso/altezza) si associano  sovrappeso ed obesità oltre che ad un elevato rischio di alterazioni metaboliche.

Limitazione della Televisione: da escludere per i primi 2 anni, limitazione a 8 ore la settimana tra i 2 e i 6 anni: questo al fine di limitare attività sedentarie e favorire attività motorie con l’indicazione ad 1 ora al giorno con una piccola tolleranza.

Incentivare i giochi di movimento: proporre attività ludico-sportive con stimoli sempre diversi.

Utilizzare corrette proporzioni alimentari in relazione all’età.

Il fabbisogno energetico di un bambino si ricava sommando il metabolismo basale, necessario per il funzionamento dell’organismo, l’energia richiesta per l’accrescimento e quella per l’attività fisica.  Le esigenze nutrizionali cambiano in base all’età del bambino così l’alimentazione per un neonato è diversa da quella consigliata per un bambino che frequenta la scuola primaria come cambia ancora con il crescere dell’età. Così migliorare le abitudini alimentari già da piccoli, così come le abitudini sportive, è la miglior prevenzione possibile per evitare disturbi legati al peso.

 

In una fase delicata come quella dello sviluppo le richieste energetiche cambiando molto velocemente in base all’età. Una corretta alimentazione è uno degli strumenti che abbiamo a disposizione per prevenire tutti i possibili disturbi che un peso eccessivo può causare.

A partire dall’allattamento che dovrebbe essere fatto con latte materno passando ad uno svezzamento adeguato per tempistiche e per alimenti introdotti fino all’adolescenza ogni fase della crescita ha fabbisogni specifici e richieste diverse. L’offerta di cibi altamente zuccherati o di alimenti iperproteici per l’infanzia sono fattori di rischio su cui bisogna far tantissima attenzione.

La prevenzione del sovrappeso e dell’obesità infantile parte dai primissimi giorni di vita di un bambino fino alla fine della crescita ma non riguardo esclusivamente le abitudini alimentari ma abbraccia tutto quello che  lo stile di vita del bambino, dalla sua propensione al gioco di movimento fino alle ore che passa davanti alla TV o ai videogiochi.

Abbiamo visto come un corretto stile di vita famigliare influenza positivamente o negativamente le abitudini dei figli ed è un fattore di rischio per il loro comportamento alimentare. Spesso l’occhio dei genitori non è in grado di valutare lo stato del peso dei figli sottostimandolo. Una valutazione precisa e puntale che raffronta il peso con le curve di crescita per età è il primo passo per valutare la reale condizione di un bambino per poi intervenire sulle abitudini alimentari e sullo stile di vita.

 

Le complicanze dell’obesità

 

L’obesità è ad oggi negli USA la seconda causa di morte dopo le sigarette e in Italia ha un’incidenza in aumento. Tra i vari aspetti dell’obesità è il grasso viscerale addominale che determina un aumento della concentrazione degli acidi grassi nel circolo portale con influenza sull’insulino-dipendenza, iperinsulinemia e ipertensione. A questa condizione seguono diabete, dislipidemia e in fine la malattia coronarica. Altre complicanze collegate all’obesità sono l’ipertensione, steatosi epatica non alcolica, sindrome metabolica, apnea del sonno, depressione, problemi della pelle tutti disturbi che possono influenzare ogni aspetto della vita di ogni giorno. La qualità della vita complessivamente diventa scadente arrivando all’impossibilità di fare anche cose semplici.

Dal punto di vista psicologico, i bambini sperimentano il vissuto di obesità soprattutto fuori casa e, principalmente, con l’ingresso nella scuola. Per questo, diverse ricerche dimostrano che in questi soggetti durante l’infanzia e l’adolescenza si riscontrano frequentemente distorsione dell’immagine corporea, bassa autostima e tono deflesso dell’umore, che poi possono protrarsi (e talvolta aggravarsi) in età adulta. Per questo motivo, si rende necessaria una presa in carico psicologica in affiancamento alla modifica dello stile di vita.

 

L’articolo è stato realizzato dalla dott.ssa Germani, psicologa – psicoterapeuta e dal dott. Bianchetti biologo-nutrizionista

 

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