Psicoterapia per infanzia e adolescenza

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CHE COS’E’

Come quella per gli adulti, la psicoterapia per bambini e adolescenti mira ad aiutare i ragazzi che vivono delle difficoltà (dal punto di vista del comportamento o delle emozioni) o che stanno affrontando eventi stressanti e traumatici (ad es. la perdita di una figura significativa, la separazione dei genitori) apportando cambiamenti in sentimenti e comportamenti del soggetto.

La psicoterapia aiuta a guardare le situazioni in modi diversi, quindi ad acquisire l’abilità di affrontare e risolvere i problemi e non semplicemente di reagire ad essi.

A CHI E’ RIVOLTA

Per conoscere il mondo interno di un bambino (o di un adolescente) è importante conoscere anche il contesto relazionale in cui è immerso. I bambini, pur piccoli, sono profondamente competenti relativamente alle dinamiche familiari in cui sono inseriti.

Numerose ricerche hanno dimostrato come il disagio infantile debba essere approfondito e trattato all’interno delle relazioni che il bambino (o l’adolescente) sviluppa nei propri contesti di riferimento, quindi in primo luogo la famiglia. Ogni individuo infatti è sempre inserito in vari contesti di vita. Il contesto principale per un soggetto in età evolutiva è appunto la famiglia e, in secondo luogo, il contesto scolastico.

Per i bambini un ruolo privilegiato all’interno del proprio contesto di riferimento è ricoperto dai genitori. Per questo motivo i genitori vengono coinvolti nel percorso terapeutico dei figli. E questo, a maggior ragione, se consideriamo che raramente un bambino (così come un adolescente) chiede di rivolgersi ad un terapeuta in autonomia, si capisce quanto sia importante incontrarlo insieme ai suoi genitori.

COME SI EFFFETTUA

Bisogna fare una distinzione quando la terapia è richiesta per un disagio manifestato da un bambino o da un adolescente. La psicoterapia con gli adolescenti è del tutto simile a quella con gli adulti e si basa sull’utilizzo della parola. Invece quando si lavora coi bambini bisogna tenere conto del fatto che essi (soprattutto se in età prescolare) si esprimono sopratutto tramite il disegno e il gioco. Per questo motivo è necessario utilizzare proprio questo tipo di linguaggio che per loro è più comprensibile: si usano tecniche come giocare, disegnare, costruire e “fare finta” che diventano per il bambino le modalità per raccontare ed esprimere più liberamente le proprie angosce, i propri conflitti, il proprio modo di vedere il mondo, se stessi, i familiari, i coetanei.

La dott.ssa Germani al Centro Clinico Clarense inizia con una fase di consultazione durante la quale vengono raccolti dati e informazioni per poter definire quale sia il problema e come poter intervenire. Solitamente procede come segue:

  • un colloquio coi genitori per definire il problema, raccogliere i dati anamnestici e sbrigare le formalità burocratiche
  • un colloquio con tutta la famiglia al completo (genitori e figli)
  • un breve percorso di valutazione con il minore
  • un colloquio solo coi genitori per la restituzione di quanto emerso e della eventuale proposta terapeutica migliore

Nel caso in cui la consultazione sia richiesta per un adolescente si segue la medesima procedura se in famiglia sono presenti fratelli o sorelle più piccoli.

Alla famiglia viene proposto l’intervento ritenuto migliore e più funzionale rispetto alla richiesta d’aiuto formulata e talvolta l’intervento è effettuato in combinazione con altri trattamenti come la consultazione con la scuola o il sostegno ai genitori. La fase di consultazione si svolge all’incirca in uno/due mesi mentre la durata della terapia non è definibile a priori.

DIFFERENTI PRESE IN CARICO

psicoterapia ai bambiniIl percorso iniziale di consultazione per la presa in carico di un bambino è quasi sempre familiare. Infatti, come detto sopra, un soggetto in crescita è inserito nelle relazioni e nelle “conversazioni” della sua famiglia e ogni cambiamento intervenuto nella vita del minore ha effetti sugli altri membri della famiglia e da questi cambiamenti il piccolo è a sua volta influenzato.

Anche nel caso di un adolescente, la presa in carico è familiare: gli adolescenti solitamente accettano più volentieri una convocazione familiare per parlare di ciò che non va all’interno della famiglia.

In linea generale, l’incontro familiare è più efficace e permette di raccogliere e valutare le risorse e i limiti non solo del bambino (e dell’adolescente), ma contemporaneamente quelle della famiglia nel suo complesso e di ciascun membro. Inoltre proprio grazie alla partecipazione di tutti i familiari, i ragazzi possono avere davanti l’esempio di adulti disponibili ad aprirsi e a mettersi in discussione con un terapeuta.

Nella presa in carico di un bambino (o di un adolescente) bisogna anche valutare la necessità di una lavoro in equipe. Soprattutto in quei casi che presentano problematiche che coinvolgono la sfera fisica o una funzione fisiologica, è spesso necessario collaborare con altri professionisti, in primis (previo consenso scritto dei genitori) il pediatra. Inoltre al Centro Clinico Clarense è possibile coordinare il lavoro con una logopedista in caso di disturbi relativi al linguaggio; con l’equipe per la valutazione dei DSA in caso di difficoltà in questo ambito; con le psicologhe scolastiche per problemi rilevati in tale ambito; con un nutrizionista, se è necessario intervenire sul regime alimentare in caso di obesità e sovrappeso.

PERCHE’ FARE UN PERCORSO

La psicoterapia può aiutare i bambini rispetto a una vastissima gamma di problematiche. A titolo indicativo e che non vuole assolutamente essere esaustivo, nel caso di bambini, i motivi per cui viene più frequentemente richiesta una consulenza sono:

  • problematiche relative al mangiare e all’alimentazione (alimentazione selettiva, sovrappeso, obesità)
  • problematiche rispetto al sonno (incubi, difficoltà ad addormentarsi)
  • fobie e paure (paura di andare a scuola, paura del buio, paura di perdere una persona cara, paura di animali, ansia da separazione)
  • encopresi ed enuresi
  • problematiche relative al comportamento (disattenzione, iperattività, manifestazioni aggressive, gelosie conseguenti alla nascita di un fratellino o una sorellina)
  • difficoltà scolastiche e problemi di apprendimento
  • sospetto di ritardi nello sviluppo
  • problematiche conseguenti a situazioni di separazione della coppia genitoriale
  • problematiche conseguenti a malattia grave o morte di un genitore o di una persona vicina al bambino

È importante tenere a mente che ci possono essere degli aspetti di disagio naturali e passeggeri dovuti al fatto che il bambino sta attraversando una nuova fase di vita. È sicuramente necessario osservarlo, cercando di comprendere cosa gli stia succedendo; tuttavia è meglio togliersi dubbi ed eventuali angosce rispetto a un comportamento o a un disagio del proprio figlio rivolgendosi ad uno specialista piuttosto che fare come se nulla stesse accadendo.

Anche rispetto all’adolescenza troviamo richieste in linea con la fase di cambiamento e di svincolo che il ragazzo sta attraversando. Tra le diverse motivazioni che possono spingere un adolescente a chiedere aiuto o i suoi genitori a chiederlo per lui, possiamo evidenziare a titolo esemplificativo:

  • crisi rispetto alla propria identità o al proprio progetto di vita
  • disagio rispetto al suo corpo
  • dubbi sulla propria identità sessuale
  • paure, ansie, ossessioni, rabbia, somatizzazioni
  • difficoltà a superare un trauma che gli è accaduto
  • problemi scolastici
  • sentimento di isolamento o disagio nelle relazioni coi pari
  • sofferenze in campo amoroso
  • tensioni coi genitori

Questa presentazione è stata scritta dalla dott.ssa Elena Germani del Centro Clinico Clarense.


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