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Il diario alimentare costituisce uno degli strumenti più diffusi in ambito nutrizionale-dietetico e in presenza di Disturbi dell’alimentazione. Tuttavia, a seconda dell’ambito a cui si fa riferimento, esso presenta caratteristiche differenti: i nutrizionisti e i dietologi lo considerano un valido strumento attraverso il quale il paziente può annotare e tenere traccia della quantità e qualità di cibo assunta, consentendo al paziente stesso di “auto-monitorarsi” ed esercita su di esso una sorta di “controllo esterno” che lo induce a modificare il proprio comportamento alimentare.
Diversamente, gli Psicologi e Psicoterapeuti risultano essere maggiormente interessati alla dimensione emotiva di tale strumento. Pertanto, essi suggeriscono l’impiego di un diario emotivo alimentare come valida opportunità per il paziente di acquisire consapevolezza circa il proprio “stile alimentare” e circa gli stati cognitivo-emotivi che esso determina.
Nel presente articolo approfondiremo l’impiego del diario proprio all’interno di questo secondo ambito, ovvero nel caso in cui i pazienti utilizzano il cibo come strategia di fronteggiamento delle situazioni stressanti e presentano Disturbi del comportamento alimentare (DCA). Pertanto, risulta opportuno fare alcune precisazioni.
Quando si parla di DCA si fa riferimento a delle patologie in cui il paziente presenta un’eccessiva preoccupazione per il proprio peso e per il proprio aspetto, modificando le così le proprie abitudini alimentari in modo disfunzionale. L’insorgenza di tali disturbi solitamente avviene nel corso dell’adolescenza e riguardano prevalentemente le donne. Ad oggi sono stati riconosciuti e classificati diversi DCA: l’Anoressia Nervosa, la Bulimia Nervosa, il Disturbo da Alimentazione Incontrollata o “Binge Eating Disorder” (BED) e Disturbi Alimentari Non Altrimenti Specificati (NAS).

Il diario emotivo alimentare

Il diario emotivo alimentare viene utilizzato prevalentemente da psicoterapeuti che si rifanno all’approccio cognitivo comportamentale di Fairburn e Wilson, i quali lo indicarono come un valido strumento nel trattamento della Bulimia nervosa. Secondo gli autori, il paziente dovrebbe compilare attentamente il diario alimentare nel momento in cui assume del cibo e delle bevande riportando la quantità e qualità, ma anche informazioni relative all’ora e il luogo, i pensieri, le sensazioni e le emozioni provate e le eventuali conseguenze comportamentali derivanti (quali vomito, utilizzo di diuretici o lassativi, lo svolgimento di attività fisica eccessiva o il digiuno). A seguito di tale trascrizione da parte del paziente, il terapeuta si avvarrà di tale strumento durante la seduta per poi inserire significati e dare avvio a tecniche via via più complesse.
Come deve essere compilato il diario emotivo alimentare? Innanzitutto, le terapia cognitivo comportamentale prevede l’impiego di tale strumento in una fase specifica che secondo Todisco e Vinai corrisponde al momento in cui si osserva da parte del paziente un’iniziale esplorazione di pensieri e comportamenti alternativi in relazione alle situazioni problematiche.

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