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Intolleranze e idoneità alimentari: i test genetici

Si sente sempre più spesso parlare di “dieta personalizzata” ma quanto una dieta può essere veramente personalizzata? Come possiamo realmente capire a cosa siamo intolleranti? Il progresso nelle conoscenze delle varianti genetiche che possono influenzare il metabolismo ha permesso di sviluppare test poco invasivi capaci d’individuarne eventuali carenze.
Così in commercio si possono trovare test sulle intolleranze di ogni tipo che promettono di risolvere ogni disturbo e far dimagrire con un semplice prelievo di sangue o di un capello. Quello che realmente sappiamo è che analizzando alcune varianti genetiche possiamo conoscere come il nostro corpo interagisce con gli alimenti.
Basta infatti un semplice tampone salivare per permettere l’analisi genetica delle varianti che regolano il metabolismo del colesterolo HDL, dell’acido folico, di vitamina D e calcio oltre che ad analizzare la capacità detossificante e antiossidante del nostro organismo e non solo.

Intolleranze alimentari

Le intolleranze alimentari possono causare diversi disturbi anche simili a quelli causati dalle allergie ma il meccanismo che regola queste reazioni è completamente diverso. Se nelle allergie entra in gioco il sistema immunitario alla base delle intolleranze c’è il rifiuto del nostro corpo verso alcuni alimenti senza che venga attivato il sistema immunitario.
Le uniche intolleranze “certificate” che possono essere riscontrare con un test sono quella al glutine e quella al lattosio. Esistono metodiche dirette ed indirette per valutare queste due intolleranze. La metodica diretta migliore è l’analisi genetica dei polimorfismi che regolano la risposta a glutine e lattosio. L’analisi genetica non permettere di stabilire una diagnosi ma può indirizzare la valutazione in un senso o nell’altro senza errore.

La diagnosi di celiachia infatti è confermata solo dopo un’analisi biochimica e una biopsia dell’intestino ma il disturbo si può manifestare a età differenti e con sintomi differenti. La celiachia o intolleranza al glutine ha base genetica e coinvolge alcuni geni del sistema HLA, il sistema che regola il sistema immunitario. La presenza di alcune combinazioni di geni del sistema HLA porta ad una ipersensibilizzazione a livello intestinale per cui la presenza del glutine scatena una risposta del sistema immunitario contro l’intestino stesso. L’assenza di una delle combinazioni di geni “sospette” fa escludere la possibilità che si tratti di celiachia.
Allo stesso modo l’analisi delle varianti genetiche dell’enzima lattasi permettere di valutare l’eventuale intolleranza al lattosio in base alla variante del gene LPH riscontrata. La variante negativa va intesa come quella che in età adulta non permette una produzione dell’enzima lattasi tale da garantire l’assimilazione di lattosio. I portatori delle varianti “positive” in assenza di patologie concomitanti che possono causare l’intolleranza al latte come sintomo secondario, non possono essere considerati intolleranti al lattosio stesso.

Le varianti genetiche del metabolismo

La capacità d’assimilazione di un elemento, che sia una vitamina un sale minerale o un microelemento, può variare da persona a persona in base alla predisposizione genetica di ognuno di noi. Sono state scoperte infatti varianti genetiche sulla base delle quali è stata confermata una risposta differente a diversi alimenti.
Ad esempio, la capacità di assorbire l’acido folico e la vitamina D cambia in base alla presenza o meno di determinate varianti genetiche. L’acido folico o vitamina B9 è importante per le reazioni di sintesi e riparazione del DNA. La vitamina D agisce sul controllo del calcio e dei livelli ematici di fosfato oltre ad avere un ruolo nella funzionalità di muscoli, nervi, coagulazione e sistema scheletrico. La presenza delle varianti associate ad un minor assorbimento di queste vitamine ne suggerisce l’integrazione nella dieta di tutti i giorni.

Allo stesso modo è stata individuata una variante genetica a cui è stata associata una risposta differenze del metabolismo del colesterolo HDL per cui si può intervenire sia sulla dieta sia sull’attività fisica a seconda del risultato. Le capacità antiossidanti e detossificanti sono influenzate anch’esse da varianti genetiche che possono indirizzare l’alimentazione su determinati alimenti o darci indicazioni sul tipo di preparazione dei cibi.
Così continuando si può indagare sulla sensibilità a sale, caffè e glucosio o per chi ha difficoltà a dimagrire o vuole migliorare le prestazioni sportive esistono test che danno indicazioni sulla lipolisi, sull’efficienza cardiovascolare e la risposta infiammatoria che portano alla formulazione di regimi dietetici e sportivi personalizzati ideali per ottimizzare dimagrimento e prestazioni sia a livello professionistico che amatoriale.

Le idoneità alimentari

Il benessere dell’organismo è determinato da due fattori, il primo è genetico il secondo è ambientale. La componente genetica è immutabile ma se ne può influenzare l’espressione, quella ambientale dipende da stile di vita, alimentazione e ambiente in cui si vive. L’interazione tra le due componenti determina il benessere di un individuo.
La componente ambientale che ha più rilevanza è quella alimentare che a sua volta influenza la componente genetica. Lo studio degli alimenti ha permesso di capire le potenzialità preventive che questi possono avere su disturbi o sintomi. L’incrocio tra le caratteristiche genetiche, la sintomatologia e le caratteristiche degli alimenti permettono di stilare una mappa alimentare personalizzata.
Da qui il concetto d’idoneità alimentare che focalizza l’attenzione sugli alimenti che hanno un effetto positivo sul benessere migliorando i sintomi o i disturbi, riducendo ed escludendo temporaneamente o in modo definitivo gli alimenti che peggiorano i disturbi segnalati.

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