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Spesso chi è in terapia con psicofarmaci subisce un aumento ponderale che, se trascurato, può causare diversi disturbi collegati alle abitudini alimentari come malattie cardiovascolari e diabete. Questo aumento del peso però non è obbligatoriamente dovuto ad un cambiamento delle abitudini di chi è in terapia ma può avere un’eziologia farmacologica.

L’utilizzo di psicofarmaci in malati psichiatrici può causare infatti effetti iatrogeni, cioè causati dal farmaco, che influiscono sull’aumento del peso corporeo.
In particolare, gli antipsicotici, ma anche diversi antidepressivi, hanno un effetto sull’aumento del peso corporeo con conseguente rischio aumentato di sviluppare patologie cardiovascolari, dismetaboliche o tumorali.

Allo stesso tempo i pazienti psichiatrici possono presentare comorbidità non psichiatriche di difficile diagnosi che influenzano il comportamento alimentare come anoressia, bulimia o obesità stessa che rendono il trattamento nutrizionale complesso.
L’effetto degli psicofarmaci sull’aumento ponderale è confermato e si pensa che l’aumento dell’appetito segnalato dai pazienti in trattamento possa essere un indicatore positivo del trattamento. Non esiste però una sola via d’azione che influenza l’aumento ponderale ma gli psicofarmaci producono effetti attraverso diversi meccanismi: attività neurorecettoriale, aumento prolattina plasmatica, alterazione ormoni gonadici o modificazione della sensibilità tessutale dell’insulina.

Il trattamento per disturbi psichiatrici, spesso malattie croniche, possono durare tutta la vita e non sono sottovalutabili gli effetti collaterali metabolici come iperglicemia e diabete che si manifestano attraverso diversi meccanismi:

  1. l’inibizione del pathway di segnalazione insulinico nella cellule targert (cellule muscolari, epatociti e adipociti) causando insulino-resistenza
  2. aumento degli acidi grassi liberi ed infiammazione che influenzano anch’essi l’insulino-resistenza 3) gli piscofarmaci danneggiano le cellule beta del pancreas.

L’effetto insulino-resistente causato dagli psicofarmaci inizialmente non è sempre associato ad un aumento del peso o a maggiore consumo di cibo, dipende invece dal dosaggio del farmaco.
Dati clinici e su modelli animali confermano l’ipotesi che gli psicofarmaci possano causare dislipidemia, iperglicemia e insulino-resistenza secondo uno schema ricorrente in tre fasi distinte che porta ad un rapido aumento di peso iniziale rapido a cui segue una fase di aumento costante ma più contenuto per un anno e una fase finale di mantenimento del peso.
Gli psicofarmaci possono causare l’aumento ponderale anche attraverso un secondo meccanismo perché antagonisti della serotonina interagendo con i recettori della dopamina causando così l’aumento dell’appetito. Infine, evidenze suggeriscono l’azione degli psicofarmaci sulla funzionalità delle cellule Beta che secernono l’insulina.
Se il trattamento con psicofarmaci ha causato un aumento del peso il consiglio è quello di valutare in prima battuta con lo specialista di riferimento un possibile cambia di farmaco con uno analogo ma che abbia meno effetti sul peso. In seconda battuta si consiglia una valutazione nutrizionale così d’analizzare le abitudini alimentari e trovare l’alimentazione migliore che minimizzi i rischi di sviluppare iperglicemia e dislipidemia.
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Fonti
Del Campo et al: Metabolic syndrome and antipsychotic, Frontiers of endocrinology, apr 2018
Garonna e Stifani, Rivista di psichiatria 2001,36,2.
Chen et al, Molecular mechanisms of antipsychotic drug-induced diabetes, Frontiers of neurosciens, nov 2017

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Obesità e psicofarmaci
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