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Che cosa è il vaginismo

Il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) definisce il vaginismo come quella situazione caratterizzata dallo spasmo involontario dei muscoli della vagina e che, provocandone la chiusura, rendono molto difficoltosa e dolorosa o addirittura impossibile la penetrazione. Il disturbo si manifesta tendenzialmente nella contrazione involontaria persistente o ricorrente dei muscoli situati all’ingresso della vagina, in assenza di problemi anatomici o altre cause fisiche.
Combinato con lo spasmo muscolare dell’accesso alla vagina, le pazienti che soffrono di vaginismo manifestano solitamente anche la fobia della penetrazione vaginale e del coito. Infatti, molto frequentemente il vaginismo diventa una reazione condizionata di paura e dolore che risultano dai tentativi della penetrazione, altre contingenze negative o dal solo pensiero di praticare la penetrazione. La paura della penetrazione diventa così profonda da rendere impossibile sottoporsi a controlli ed esami medici vaginali senza essere sottoposti ad anestesia.

Come già detto, il vaginismo e la dispareunia possono essere combinate o scambiate tra loro a causa dei sintomi simili quindi è bene fare un esame medico approfondito al fine di accertare che la diagnosi corretta sia di vaginismo.
È un disturbo diffuso, il secondo dopo l’anorgasmia, che può riguardare donne di tutte le età e che provoca una varietà di sintomi che ogni donna può sperimentare differentemente; tuttavia, è facilmente curabile.
A prescindere dalla gravità e dalla tipologia dei sintomi, un fattore comune a tutte le donne è sicuramente l’ansia derivante dal coito e la penetrazione; però le donne possono raggiungere e mantenere una eccitazione soddisfacente e riescono a raggiungere l’orgasmo attraverso altri metodi. Possono prendere anche l’iniziativa con il partner a patto che questo prometta che la penetrazione vaginale verrà evitata.

Una caratteristica molto diffusa nelle donne affette da vaginismo è la grande difficoltà nell’immaginario corporeo; infatti, tendono a percepire la propria vagina come piccolissima e strette (e per queste ragioni impenetrabile). Sono anche donne che tendono a manifestare un forte bisogno di controllo sulla realtà, circostante ma anche corporea; quest’ultima viene esperita appunta nella difficoltà con la gestione di piacere e dolore. Anche per questi motivi, il vaginismo può portare all’insorgenza di disagio e difficoltà di tipo interpersonale; sono frequenti i problemi di coppia dovuti alla frustrazione dal non poter avere rapporti intimi con la propria partner per quanto riguarda l’uomo; mentre nella donna sono causati dalla forte sensazione di paura e inadeguatezza che derivano dalla propria malattia.

Classificazioni del vaginismo

Il vaginismo può essere classificato in:

  • generalizzato, quando il vaginismo è presente costantemente e al variare dei partner;
  • situazionale, se la disfunzione si verifica solo con un certo tipo di stimolazione, in certe situazioni e con certi partner;
  • primario, nel caso in cui la donna non è mai riuscita ad avere un rapporto sessuale con penetrazione a causa delle contrazioni involontarie dei suoi muscoli vaginali;
  • secondario, se le donne sono state in grado di sperimentare un rapporto in passato, ma non riescono più ad essere penetrate in seguito alle contrazioni involontarie.

Il vaginismo situazionale e generalizzato differisco perché nel primo caso possono essere considerate accettabili alcune forme di penetrazione (come l’inserimento di un tampone o una visita ginecologica), mentre nel secondo caso è impossibile qualsiasi forma di penetrazione vaginale.

Cause del vaginismo

Come negli altri disturbi della sfera sessuale le cause eziologiche del vaginismo possono essere di origine organiche e/o di origine psicologica.
Per quanto riguarda le cause fisiche, il vaginismo comprende stati dolorosi o fattori associati che interessano l’area vaginale. Alcuni di essi sono:

  • endometriosi;
  • eccessiva rigidità dell’imene;
  • resti imenali dolorosi;
  • tumori pelvici;
  • malattie infiammatorie delle pelvi;
  • atrofia senile della vagina.

Per quanto riguarda le cause psicologiche, il vaginismo può essere conseguente a:

  • disfunzione sessuale maschile, è stata rilevata una frequente associazione tra vaginismo nella donna e disturbo dell’erezione nell’uomo, in il vaginismo sarebbe il risultato di ripetute e frustranti esperienze di penetrazioni impossibili precedenti;
  • informazione sessuale inadeguata, rigida educazione familiare e/o religiosa, che alimentano la paura del proprio corpo e del suo funzionamento, terrore della penetrazione (poiché “sconosciuta”), o di provare dolore, con il risultato che la persona è sessualmente inibita;
  • omofobia interiorizzata;
  • malattie insorte durante l’infanzia, per cui il corpo è stato esposto ripetutamente a trattamenti invasivi;
  • traumi precedenti, come l’aver subito un abuso fisico e/o sessuale;
  • scarso o nullo desiderio, fino all’avversione, per la gravidanza;
  • reazione secondaria alla dispareunia;
  • incapacità di rilassarsi;
  • atteggiamenti di ipercontrollo.

È opportuno, prima di iniziare il trattamento psicologico, assicurarsi di aver trattato la componente fisica del vaginismo; è necessario che l’infiammazione sia in remissione e di avere una prognosi favorevole.

Trattamento del vaginismo

Come nel caso della dispareunia, prima di iniziare qualsiasi tipo di trattamento è necessario rivolgersi ad un ginecologo e sottoporsi ad un approfondito esame pelvico al fine di escludere delle cause organiche per il disturbo. Il trattamento terapeutico prevede una combinazione di esercizi comportamentali, terapia cognitiva e psicoeducazione:

  • tecniche ed esercizi comportamentali che sono mirati alla focalizzazione sensoriale da soli o in coppia e alla comunicazione, mirato a facilitare la comunicazione generale e sessuale tra i partner. Una procedura mediante la quale si ricomincia a manifestare affetto attraverso il contatto fisico;
  • terapia cognitiva, che prevede un’analisi e ristrutturazione cognitiva dei fattori psico-sociali che hanno contribuito all’insorgenza e al mantenimento del disturbo;
  • la psicoeducazione (tecnica che viene utilizzata anche nella terapia del disturbo da desiderio ipoattivo), che analizza diverse competenze come la conoscenza dell’anatomia sessuale e il suo ciclo di risposta (ovvero le fasi del funzionamento erotico), la comprensione dei fattori psicologici e fisiologici coinvolti nel rapporto sessuale, il miglioramento della consapevolezza del proprio corpo (attraverso l’esplorazione visiva e cinestetica) e l’esame di tutte le credenze e i miti relativi al sesso;
  • Queste tre sono unite ad altre forme strategiche di trattamento:
  • autodilatazione vaginale, che viene effettuata per piccoli passi utilizzando dilatatori di plastica di dimensioni sempre crescenti;
  • analisi delle dinamiche di coppia e delle modalità di gestione del rapporto sessuale da parte del partner;
  • tecniche di controllo muscolare, ad esempio gli esercizi di Kegel per tonificare e rafforzare i muscoli che formano il pavimento pelvico. È importante, infatti, ricordare che la salute e il benessere di questi muscoli giocano un ruolo vitale nell’eccitazione sessuale e nell’orgasmo, come pure in altre funzioni corporee;
  • training di rilassamento, attraverso il qual si imparano la gestione dell’ansia e tecniche di rilassamento, al fine di migliorare il controllo sui muscoli vaginali, riducendo il dolore e rendendo il rapporto sessuale più piacevole.
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