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Bambini con ADHD e interazione con i pari


I bambini con Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività hanno difficoltà a interagire con i pari in quanto le loro relazioni sono caratterizzate da avversione, soprattutto se riguardano compiti di lavoro e di gioco in gruppo.

Tre sono le macro aree principali in cui il disturbo può avere grande influenza: scuola, casa e contatto con i coetanei (quest’ultima è ciò che fa entrare in contatto le altre due aree).
Ciò che non sempre viene accettato di questi bambini è la spontanea sincerità nel fare commenti poco gradevoli e la loro eccessiva apertura; inoltre ciò che colpisce gli altri bambini è anche l’improvvisa velocità con cui diventano fisicamente o verbalmente aggressivi, provocatori, ostili ed oppositivi, creando nei compagni un senso di inquietudine e disagio. In questo modo i soggetti affetti da ADHD spesso acquisiscono una cattiva reputazione nella scuola e tra i bambini.

Il problema di questi bambini è che hanno la tendenza a considerare primariamente il qui ed ora, cioè vivono il presente; in quest’ottica le relazioni sociali basate su cooperazione e condivisione non stuzzicano l’interesse del bambino in quanto non sono portano a ricompense immediate e riconosciute. La loro incapacità di tener conto delle conseguenze delle loro azioni (percepite come egoistiche ed egocentriche dagli altri) non gli permette di prevedere l’allontanamento degli amici e la loro perdita.

Terapia farmacologica precoce

Il trattamento farmacologico dell’ADHD nei bambini (con gravità medio-alta) non produce significativi cambiamenti sui sintomi, di fatto è stato dimostrato che 9 soggetti su 10 presentano ancora sintomi modestamente gravi nonostante sia passato diverso tempo dall’inizio della terapia (in più di due terzi dei bambini le assunzioni farmacologiche non sembrano favorire alcun miglioramento).
Ciò che va considerato secondo gli esperti è la progressione del disturbo: in bambini in fase prescolare le condizioni sono più croniche e persistenti e vi è la necessità di sviluppare nuove tecniche per il loro trattamento.

Recenti studi hanno dimostrato che se la terapia farmacologica viene combinata con una terapia psicoeducativa (che agisce su bambino, genitori e insegnanti) la percentuale di bambini con una remissione dei sintomi aumenta, riducendo il tempo di un anno di utilizzo del farmaco.
Un’altra importante considerazione da fare è quella sul metilfenidato, uno stimolante usato nel trattamento per l’ADHD, che è stato giudicato come una sostanza psicoattiva molto dannosa, quasi come l’LSD.

Un altro punto a favore della psicoterapia sta nel fatto che il farmaco non agisce sulle altre problematiche che emergono, come le difficoltà comportamentali per esempio; al contrario l’approccio terapeutico cognitivo-comportamentale affronta anche altre tematiche che fanno da contorno al disturbo, quali abilità di self-control e problem-solving.

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ADHD: relazione con i coetanei e terapia farmacologica
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