E da allora sono perché tu sei,
e da allora sei, sono e siamo,
e per amore sarò, sarai, saremo.”
(Pablo Neruda)

 

Comincio con una frase che mi è capitato di scorrere qualche giorno fa, e che credo riesca ad esprimere, in maniera molto chiara, il lavoro che i due partner devono effettuare per curare la loro relazione, salvaguardandola da una definizione di coppia in cui i partner ricoprono ruoli rigidamente stabiliti.
Il “lavoro di cura” della relazione, cosi come sopra definito, richiede, da parte di entrambi i partner, un impegno di natura affettiva che comporta il superamento di ostacoli e difficoltà, che sono inevitabili proprio per la natura della relazione stessa. Infatti, qualsiasi relazione di cui ci si prende cura è, per sua natura, una relazione orientata alla crescita e quindi soggetta a cambiamenti.
Ed è proprio quando la relazione esige dei cambiamenti che i partner sperimentano delle difficoltà; sono difficoltà assolutamente naturali e vitali al processo di crescita, che portano ciascun partner ad attivare le proprie risorse per far fronte ad un delicato momento del percorso di coppia, superato il quale è possibile portare nella spazio di coppia un “nuovo modo” di stare con l’altro, è possibile portare nello spazio di coppia la crescita di ciascun partner.

 

Tutte le relazioni di natura affettiva crescono e, quindi, esigono dei cambiamenti. Questi cambiamenti possono essere più o meno prevedibili a seconda che siano richiesti da eventi o circostanze che appartengono o meno al naturale ciclo di vita della coppia.

In questo articolo vorrei dedicare uno spazio per parlare di quei cambiamenti che, a partire dalla sua nascita, la relazione esige nel suo naturale percorso di crescita.
La nascita della coppia è segnata dalla scelta del partner, il quale costituisce un momento fortemente influenzato dalla storia individuale e familiare di ognuno dei partner, tanto che si potrebbe affermare che, sebbene “l’amore è cieco”, l’inconscio ci vede molto bene. Nello specifico, la scelta del partner, si dice tipo complementare quando si sceglie un partner simile al genitore di sesso opposto; si effettua invece una scelta per contrasto quando si sceglie un partner con caratteristiche contrastanti rispetto a quelle del genitore del sesso opposto. Questo meccanismo di scelta del partner è basato sul vincolo della cosiddetta collusione, una sorta di complementarietà inconscia che caratterizza la relazione e si basa sull’intreccio di legami inconsci che creano una sorta di “incontro perfetto” con una “persona perfetta”; la sensazione che ne deriva è quella di appartenere ad un’unità indistinta, ad un “noi”.

 

Alla scelta del partner segue un secondo momento fondamentale nella formazione della coppia: l’innamoramento, momento in cui assume un ruolo centrale l’idealizzazione reciproca, in base alla quale ognuno dei partner gioca nella relazione un’immagine ideale di Sé che attrae l’altro nella misura in cui questa permette di soddisfare dei bisogni antichi e profondi. In altre parole, i partner giocano nella relazione quelle parti di sé che consentono di conservare l’unità indistinta del “noi”; è un momento dominato dall’illusione, una sorta di percezione delirante dell’altro, vissuto come l’unica persona in grado di dare una risposta a ciò che si sta cercando.

 

Tuttavia, il processo di unione come quello sopra descritto, deve essere accompagnato da processi di individuazione che possano permettere ad ognuno di definirsi all’interno della coppia. Pertanto, se l’unione indistinta e perfetta è dominata dall’illusione, i processi di individuazione implicano il dover sostenere un processo di disillusione: la persona che ci si trova di fronte è diversa da quella di cui ci si è innamorati, il suo essere diversa, se da una parte comporta la perdita di quella piacevole sensazione di unità perfetta, dall’altra permette la formazione di un giudizio realistico del partner.
Tutto questo ingenera nella coppia una crisi che può essere affrontata in maniera diversa in base alle possibilità e capacità della coppia stessa:
La paura di affrontare i vissuti legati alla delusione porta ad eludere la crisi. Di fatto, la crisi è presente e si manifesta attraverso incongruità nella comunicazione e un eccessivo ricorso alla disconferma dell’altro.
I vissuti legati alla delusione generano una crisi che si affronta cercando di ripristinare l’immagine perduta dell’altro, tentativo il cui inevitabile insuccesso porta a stabilizzare la delusione.
I vissuti legati alla delusione generano una crisi costruttiva: ognuno accetta la propria realtà e quella dell’altro e, insieme, definiscono nuove modalità di stare nella relazione, basate su aspettative e su un’immagine dell’altro più realistica.

 

I processi di disillusione portano ad un importante cambiamento nella natura del rapporto: si passa dall’innamoramento all’amore, per cui se prima era possibile vedere la realizzazione di ogni proprio desiderio nell’altro, ora si accetta il partner per quello che è, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Solitamente, questa fase del ciclo vitale della coppia è accompagnata dal matrimonio e i partner si trovano a dover affrontare una serie di compiti evolutivi che comportano spesso la gestione di inevitabili conflitti. Può accadere allora che, soprattutto nel primo periodo del matrimonio, al fine di conservare un clima di coppia sereno vengano messi in atto dei tentativi per evitare il conflitto che però col tempo diventano disfunzionali. A tal proposito, scrive Sigmund Freud “se due individui sono sempre d’accordo su tutto, vi posso assicurare che uno dei due pensa per entrambi”.
In linea di massima, l’inevitabile conflitto può avvenire in un contesto relazionale che può essere più o meno funzionale al benessere della coppia; è funzionale quando permette ad ognuno di definirsi in maniera chiara e diretta al fine di poter cooperare nella gestione del conflitto.

 

Altro importante aspetto che caratterizza le coppie in questo momento del loro ciclo vitale è la regolazione delle distanze con le rispettive famiglie di origine, si tratta di creare uno spazio relazionale in cui ognuno possa portare aspetti della propria famiglia e, allo stesso tempo possa anche differenziarsene cercando di realizzare un equilibrio tra ciascuno dei partner, visti come parte di una storia familiare la cui trama è stata iscritta, e da ciascuno nella coppia della cui storia si sta costruendo la trama.

 

Un contributo molto importante nello studio delle relazioni di coppia e familiari proviene da Salvador Minuchin. Considerando la coppia e la famiglia come sistemi, partiamo dalla definizione da lui data: per Minuchin ogni “sistema opera tramite modelli transazionali. Transazioni ripetute stabiliscono modelli su come, quando e con chi stare in relazione” (Famiglie e terapia della famiglia, Minuchin 1974). All’interno del sistema familiare, ciascun membro è un sottosistema che partecipa ad altri sottosistemi (genitoriale, coniugale, ecc.), ciascuno dei quali è delimitato da certi confini, delle regole che determinano, in maniera più o meno chiara e più o meno flessibile, chi partecipa e in che modo. La chiarezza e la flessibilità di tali confini costituiscono delle caratteristiche molto importanti, tali da costituire un parametro che permette di valutare il funzionamento della coppia e familiare.
Rispetto al sottosistema dei coniugi, Minuchin scrive che “si forma quando due adulti di sesso diverso si uniscono con l’espresso proposito di formare una famiglia”.
Per assolvere ai compiti specifici del sottosistema a cui appartengono, la loro relazione deve essere caratterizzata da complementarità e reciprocità, questo significa che in diversi ambiti della relazione di coppia sarà necessario negoziare una posizione comune, una posizione in cui possano definirsi entrambi realizzando un equilibrio tra le singole soggettività (marito e moglie) e la coppia (coniugi).
Inoltre, il sottosistema dei coniugi deve stabilire dei confini chiari e flessibili che possano proteggerlo, senza isolarlo, dalle interferenze di altri sottosistemi come, per esempio, quello dei figli o quello dei suoceri.

 

Nel lavoro con le coppie si ha la possibilità di incontrare, assieme ai coniugi, il momento che ha segnato la crisi, è un momento molto importante e significativo all’interno dello spazio che caratterizza la terapia: se da una parte è carico di paure e tensioni, dall’altra rappresenta la porta d’ingresso, il punto da cui partire per poter far fronte a quel percorso di crescita e cambiamento che esige la relazione in quel particolare momento della storia di coppia.

 

Articolo redatto da: Dott.ssa Simonetta Lavra (terapeuta di coppia)

 

Come contattarci

Il Centro Clinico Clarense è un valido punto di riferimento, nella provincia di Brescia e Bergamo, per il supporto psicologico e la psicoterapia, per chi si trova a sperimentare un disagio nella relazione di coppia. Se sei interessato puoi telefonare al numero fisso 030.52.36.107, al mobile 347.07.41.347 o mandare una mail a info@centroclinicoclarense.it per fissare un primo colloquio gratuito.

 

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Coppia: impegno e “lavoro di cura”
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