Che cosa amiamo nell’altro?

A questa domanda spesso si risponde “ per tutto”: le sue attitudini, lo stile, la voce, i capelli, le dita…

Amiamo l’Altro per le sue particolarità ovvero le sue caratteristiche diverse da noi.

Proprio per questa diversità, chi ama è spinto ad entrare nel mondo dell’Altro, della diversità da conoscere.

L’amore per essere tale porta con sé l’incontro, è solo l’incontro che rende la vita di coloro che si amano una nuova vita.

Una volta accaduto questo incontro di amore, c’è la voglia e il desiderio di farlo esistere per sempre.

Grazie all’amore la mia esistenza acquista un sgnificato nuovo, perchè è diventata il senso della vita dell’Altro, ora mi sento desiderato e voluto.

Il mondo chiuso dell’Uno si apre al Due.

L’incontro d’amore esige quindi la ripetizione, la promessa che duri e si ripeta nel tempo.

La fedeltà della promessa comporta il volere ancora lo Stesso, per trovare nello Stesso l’Altro e trovandolo ogni volta Nuovo, pur rimanendo sempre lo Stesso.

La fedeltà non deve essere pensata come obbligo e sacrificio, ma scelta del desiderio. Essere fedeli all’incontro come sceglierlo ancora.

Di fronte ad un tradimento il volto dell’Altro cambia, non è più riconoscibile, colui che dava senso alla vita ora fa soffrire e il mondo sembra perdere di senso.

Il tradimento ferisce perchè tradisce la promessa e tutto quello che la promessa si è portata con sé, la vita diventa nuda senza l’Altro.

Il tradimento ha come conseguenza la perdita della fiducia nell’altro.

E’ possibile l’esperienza del perdono quando la promessa è stata infranta dal tradimento?

Due sono le posizioni possibili con cui si trova a dover fare i conti chi è stato tradito:

–        perdonare l’impossibile da perdonare

–        sperimentare l’impossibilità di perdonare

Tali scelte non possono dipendere dal comportamento dell’altro, ma da una scelta personale di colui che è stato tradito e dal sentire se è possibile tornare ad amare.

Sentire, se è possibile tornare ad amare,  ha bisogno di tempo.

Il perdono non può cancellare le tracce di una ferita o l’ essere dimenticato e archiviato.

Per far si che il perdono possa essere tale la persona deve sentire che è possibile un altro incontro con chi è stato amato. Tutto ciò che circonda l’amato deve essere voluto una seconda volta, facendolo vivere in modo nuovo, ancora un’altra volta.

Il lavoro del perdono può rinnovare il tempo e generare una gioia nuova, non dissolve tutto quello che è stato, ma lo rende ancora possibile in forma nuova. Il lavoro del perdono riconosce l’amato come altro da Sé, diverso dalla mia rappresentazione ideale,

Si può perdonare anche per paura di perdere una parte della propria vita o  per preservare i figli. In questi casi non c’è un effettivo perdono, ma una fuga nel perdono, per sfuggire alla solitudine e alla perdita dell’amore.

A volte dopo riflessioni si capisce che non è possibile perdonare perchè l’ombra del tradimento rende l’Altro inaffidabile, estraneo, diverso da quello che si è conosciuto.

La presenza dell’Altro è assenza, un morto che non può più essere rianimato.

Il lavoro del perdono viene sostituito dal lavoro del lutto. Si resta fedeli all’amato per come era prima del tradimento  e per questo non si è disposti a perdonare

E’ bene pensare che l’impossibilità di perdonare non è un fallimento del perdono.

 

Come contattarci

Il Centro Clinico Clarense è un valido punto di riferimento, nella provincia di Brescia e Bergamo, per il supporto psicologico. Se sei interessato puoi telefonare al numero fisso 030.52.36.107, al mobile 347.07.41.347 o mandare una mail a info@centroclinicoclarense.it per prenotare un primo colloquio gratuito.

 

 

Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, sessuologa ed esperta pratiche mindfulness. Dal 2008 lavora come consulente per il Ministero di Giustizia e svolge consulenze di parte in ambito civile e penale.

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Il Perdono Nella Relazione a Due
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