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La visione cognitivista della psicopatologia riconduce i disturbi d’ansia a degli errori di ragionamento durante la valutazione di eventi esterni o interni (mentali). Questi errori sono sistematici e causano delle risposte emotive coerenti con essi, come ad esempio l’ansia.
Numerosi studi hanno dimostrato che i figli di genitori ansiosi hanno una probabilità maggiore di sviluppare un disturbo d’ansia, in età evolutiva o in età adulta.
In una meta analisi è stato evidenziato come i figli di genitori con un disturbo d’ansia abbiano il doppio delle probabilità di sviluppare un disturbo d’ansia rispetto ai figli di genitori con altri disturbi psicopatologici, come depressione o abuso di sostanze, e una probabilità quattro volte maggiore rispetto ai figli di genitori senza alcun tipo di disturbo psicologico.

Le cause di queste trasmissione intergenerazionale dell’ansia non sono ancora chiare. I fattori genetici ed ereditari sono stati a lungo sopravvalutati, ma negli ultimi anni vari studi hanno messo in evidenza come questi fattori siano in grado di spiegare solo una parte di questo fenomeno. Infatti, sebbene la genetica contribuisca a determinare una vulnerabilità individuale, sembra che i fattori ambientali abbiano un peso maggiore.

Quali sono i meccanismi della trasmissione dell’ansia?

Numerosi studiosi e ricercatori hanno tentato di individuare i meccanismi responsabili di questa trasmissione intergenerazionale dell’ansia.
Tra le ipotesi vi sono:

  • l’attaccamento,
  • lo stile genitoriale,
  • le esperienze di apprendimento
  • distorsioni nell’elaborazione dell’informazione.

Per quanto riguarda la teoria dell’attaccamento, molti studi hanno messo in risalto forti relazioni tra un comportamento di cura sensibile della figura di riferimento e un attaccamento sicuro nel bambino e, all’opposto, un attaccamento insicuro nei genitori e nei bambini sembra collegarsi all’ansia infantile.
Gli studi sullo stile genitoriale, invece, hanno evidenziato come uno stile parentale controllante sia spesso associato ad ansia nei figli. Uno studioso ha ipotizzato che questa relazione possa essere dovuta al fatto che l’iper-controllo dei genitori trasmetta continuamente al bambino due messaggi: il mondo è pericoloso; non hai la capacità di affrontare efficacemente situazioni nuove e/o pericolose.
Inoltre, il comportamento controllante dei genitori può ostacolare la possibilità del bambino di fare esperienze in cui si senta padrone dell’ambiente in modo autonomo ed efficace e, di conseguenza, può aumentare i dubbi rispetto alle proprie capacità e la sua dipendenza dagli altri.
Questa ipotesi è stata confermata da uno studio su un campione di 24 madri con i loro figli di 4/5 anni di età, nel quale ai bambini era stato chiesto di preparare due brevi discorsi con l’aiuto delle madri: uno sulla famiglia e uno su una giornata divertente. Ad alcune madri erano state fornite informazioni per adottare comportamenti iper-controllanti con il figlio durante la preparazione del discorso, e, ad altre, informazioni per tenere comportamenti che ne favorissero l’autonomia.
I risultati dello studio hanno evidenziato che, nei casi in cui le madri adottavano comportamenti controllanti nell’interazione con i figli, questi riferivano un maggior numero di credenze negative rispetto alla loro capacità nella preparazione del discorso e esprimevano sentimenti più negativi sul compito.

L’importanza del ruolo genitoriale

Altri autori hanno proposto un modello per cercare di comprendere la relazione tra i diversi fattori coinvolti nella trasmissione intergenerazionale dell’ansia, sostenendo il ruolo delle distorsioni cognitive dei genitori ansiosi nei loro stili parentali, che porterebbero i figli a sviluppare a loro volta distorsioni cognitive che, successivamente, li predisporrebbero allo sviluppo di disturbi d’ansia.
Secondo gli autori, le distorsioni cognitive dei genitori influirebbero sul loro comportamento con i figli in due modi: in modo diretto, trasferendo a livello verbale le distorsioni cognitive (ad esempio definendo uno stimolo ambiguo come minaccioso) e con le reazioni di ansia e paura che poi vengono apprese dai figli; in modo indiretto, influenzando le loro stesse aspettative rispetto alle reazioni dei loro figli di fronte a uno stimolo percepito come minaccioso. Queste aspettative si manifestano attraverso comportamenti genitoriali che limitano l’autonomia del figlio, ostacolandone l’esplorazione degli ambienti e degli stimoli percepiti come minacciosi dai genitori, e, in questo modo, si confermano le loro credenze di minaccia.
Secondo gli autori, le aspettative dei genitori rispetto a come risponderanno i loro figli di fronte ad uno stimolo minaccioso influenzerebbero le loro comunicazioni ai figli riguardo le loro capacità di affrontarlo efficacemente. La conseguenza di queste comunicazioni dirette ed indirette sarebbe lo sviluppo di distorsioni cognitive nei figli, come ad esempio la tendenza ad interpretare in modo sistematico stimoli ambigui come minacciosi e a quella di sottovalutare le proprie capacità di affrontare determinate situazioni.
Anche altri studi hanno evidenziato come le interpretazioni negative dei genitori, e delle madri in particolare, fossero in diretta correlazione con le interpretazioni negative dei bambini.

In conclusione, è evidente l’importanza di intervenire su diversi fattori quando si parla di disturbi d’ansia in età evolutiva. I trattamenti consigliati sono: la Terapia Cognitivista, che va ad agire direttamente sulle distorsioni cognitive delle madri e dei bambini; e un lavoro sulla qualità della relazione di attaccamento, accompagnato da percorsi di sostegno e sviluppo delle competenze genitoriali.

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