Consulenza Psicologica

La Consulenza Psicologica è un intervento di breve-medio termine che offre uno spazio di ascolto empatico e non giudicante, dove si analizzano i problemi legati alla sfera personale (affetti, studio, lavoro, amicizie, e così via) oppure alle difficoltà di coppia o della famiglia.

Nella consultazione, una volta individuata la natura del problema e del disagio, vengono proposte le forme di intervento ritenute più adeguate per affrontarlo.
La consultazione è indicata per fronteggiare momenti di instabilità emotiva o disorientamento psicologico che possono manifestarsi in qualsiasi momento di vita (infanzia, adolescenza, età adulta, vecchiaia), per capire quale scelta compiere, per sapere come aiutare un proprio caro che soffre, per decidere se sia necessario intraprendere una psicoterapia.

Alcuni esempi di consulenza psicologica:

  • incapacità a gestire lo stress e/o l’ansia;
  • tono dell’umore depresso senza cause apparenti;
  • difficoltà a relazionarsi con gli altri;
  • dubbi circa la presenza di disturbi psicopatologi (panico, ossessioni, e così via);
  • depressione post-partum;
  • difficoltà con i figli;
  • scelte scolastiche o professionali.

La consultazione può essere individuale nel caso in cui il problema sia personale, oppure contestualizzata all’interno di una difficoltà di coppia o famigliare.
Inoltre può essere indicata anche in contesti diversi, ad esempio scuola, istituzioni e aziende.

Il colloquio psicologico

Anni fa, lungo il percorso che mi ha condotto a diventare uno psicoterapeuta, scrissi questo elaborato affascinato dagli insegnamenti del Manuale del Guerriero della Luce di Coelho.
Lo rileggo oggi dopo quasi dieci anni e ancora, in molte di quelle parole ritrovo un forte stimolo alla costante riflessione circa il nostro ruolo in terapia e anche in società. Qui lo propongo com’era, nell’intenzione che possa offrire a voi come a me sintetiche pillole di saggezza e qualche riflessione.

“A volte il guerriero della luce si comporta come l’acqua, e fluisce fra gli ostacoli che incontra.
In certi momenti, resistere significa venire distrutto. Allora egli si adatta alle circostanze. Accetta, senza lagnarsi, che le pietre del cammino traccino la sua rotta attraverso le montagne. 
In questo consiste la forza dell’acqua: non potrà mai essere spezzata da un martello, o ferita da un coltello. La più potente spada del mondo non potrà mai lasciare alcuna cicatrice sulla sua superficie.
L’acqua di un fiume si adatta al cammino possibile, senza dimenticare il proprio obiettivo: il mare. Fragile alla sorgente, a poco a poco acquista la forza degli altri fiumi che incontra.”

[Coelho, Manuale del Guerriero della Luce, 1997, p.53]

Il guerriero della luce di Coelho è come l’acqua. Non viene colpito o ferito dalle esperienze vissute. Non vi reagisce con atteggiamenti negativi, ma si adatta, cercando di perseguire, nei limiti imposti dalla realtà, i suoi obiettivi.
Egli non si oppone, non resiste, ma si adatta. Qui, più che altrove, appare palese l’associazione tra il comportamento del guerriero della luce e quello della persona assertiva. Per questo risulta così efficace associare queste stesse parole al ruolo del terapeuta nel colloquio psicologico.

Anche lo psicologo deve apprendere ad essere come l’acqua. Deve essere in grado di evitare le difficoltà generate dalle resistenze del cliente, attraversarle senza scontrarsi con esse (“…fluisce fra gli ostacoli che incontra”).
Deve lasciare il flusso della comunicazioni nelle mani del cliente, adattandosi ad esso senza imporre alcun argomento, senza imporre alcuna definizione (“Allora egli si adatta alle circostanze. Accetta, senza lagnarsi, che le pietre del cammino traccino la sua rotta attraverso le montagne”).
Evitando queste imposizioni, evita lo scontro aperto con il cliente, che distruggerebbe il percorso terapeutico (“In questo consiste la forza dell’acqua: non potrà mai essere spezzata da un martello…”). Il suo compito è quello di trasmettere nuove informazioni, riflettendo e parafrasando ciò che dice il cliente, mostrando nuove prospettive e provocando una reazione di insight.
Questa è un’esperienza alla base sia del rapporto di fiducia, che della negoziazione per una definizione comune del problema e degli obiettivi (“L’acqua di un fiume si adatta al cammino possibile, senza dimenticare il proprio obiettivo: il mare”).

L’avvio del rapporto con il cliente e il primo colloquio sono momenti delicati e ardui da affrontare, in cui si decide molto del futuro della terapia.
Una volta che il rapporto di fiducia è costruito, che il cliente è riuscito a scoprire prospettive alternative, che si è raggiunta una comune definizione di problema e obiettivi fino alla stipulazione di un contratto, il percorso diventa meno tortuoso, e la forza del terapeuta aumenta (“Fragile alla sorgente, a poco a poco acquista la forza degli altri fiumi che incontra”).

Il parallelismo tra il comportamento del guerriero della luce e quello dello psicologo nel corso di un colloquio psicologico è evidente. Ma la metafora di Coelho va molto al di là. Il guerriero della luce non è solo una rappresentazione metaforica del comportamento corretto del terapeuta. Rappresenta anche un modo di essere assertivo, uno stile di comportamento rispettoso nei confronti di sé stesso e degli altri, né passivo, né aggressivo. E, proprio per questo, dovrebbe appartenere almeno in parte al modo di essere del cliente, una volta terminata la terapia.
Il terapeuta/guerriero della luce ha il compito di far emergere (piuttosto che estrarre) il guerriero della luce dal cliente. In questo senso assume anche un ruolo di insegnante, dal quale il cliente apprende molto, anche sugli aspetti piacevoli di una relazione interpersonale, basata sull’accettazione incondizionata.

Se la terapia ha successo il cliente raggiunge una maggior consapevolezza delle conseguenze del proprio comportamento e delle proprie reazioni nei rapporti interpersonali. Queste consapevolezze sono la base del suo cambiamento, di cui egli è l’attore. Inizierà a modificare il proprio comportamento e, a questi cambiamenti, seguiranno reazioni diverse, e positive, da parte dell’ambiente che lo circonda.
Questo è il meccanismo attraverso il quale il guerriero della luce inizia ad emergere. Il guerriero non è quindi uno stato definitivo che deve essere raggiunto, è più qualcosa interno a ciascuno di noi che può essere lentamente fatto emergere, senza tuttavia riuscire mai a scoprirlo del tutto.

Queste sono le due facce della metafora del guerriero della luce prese in analisi in questo scritto. Associata sia al psicologo che al cliente che, di fatto, a ciascuno di noi.

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