Disturbi d'Ansia

L’ansia è una reazione di paura di fronte a un evento che normalmente non viene considerato spaventoso.
Il soggetto che la sperimenta non è in grado di spiegarselo e lui stesso la ritiene ingiustificata, eccessiva, indesiderata. Questo è quanto appare a una visione superficiale, in realtà a un’indagine più approfondita emerge il vero motivo per cui quell’evento all’apparenza innocuo è vissuto dal soggetto come estremamente pericoloso e tale da giustificare la paura: vede in pericolo il raggiungimento di alcuni scopi importanti.

L’ansia quindi è causata da precise valutazioni, pur se esagerate e assolute, che trasformano qualcosa di apparentemente innocuo, per la maggior parte della gente, in un evento assolutamente pericoloso per il soggetto. Per l’ansioso non c’è limite alle ipotesi negative, così si instaura un continuo rimuginio che ha per oggetto tutto quanto di più sgradevole possa accadere, da oggi fino alla fine dell’esistenza. L’ansia è un disturbo molto diffuso e ne soffre una persona su venti.

Quali sono i disturbi trattati?

Disturbo d’ansia generalizzato

Secondo i criteri del DSM 5, si caratterizza per ansia e preoccupazioni eccessive, che si manifestano della maggior parte dei giorni per almeno sei mesi, relativa la quantità di eventi o di attività. L’individuo, inoltre, ha difficoltà a controllare questa preoccupazione.
L’ansia e la preoccupazione sono associate ad almeno 3 dei seguenti sintomi: irrequietezza o sentirsi tesi con i nervi a fior di pelle, facile affaticamento, difficoltà a concentrarsi ho vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare, alterazioni del sonno.
L’ansia, la preoccupazione o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

Disturbo di panico

Secondo i criteri del DSM 5, il disturbo si caratterizza per ricorrenti attacchi di panico inaspettati.
Un attacco di panico consiste nella comparsa improvvisa di paura o disagio intensi che raggiunge il picco in pochi minuti, periodo durante il quale si verificano 4 o più dei seguenti sintomi: palpitazioni cardiopalmo e tachicardia, sudorazione, tremori fini o a grandi scosse, dispnea o sensazione di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, sensazione di vertigine di stabilità di testa leggero di svenimento, brividi e vampate di calore, parestesie, derealizzazione e depersonalizzazione, paura di perdere il controllo, di impazzire, paura di morire.
Almeno uno degli attacchi è stato seguito da un mese o più di uno o entrambi i seguenti sintomi: preoccupazione persistente per l’insorgere di altri attacchi o per le loro conseguenze o significativa alterazione distrattiva del comportamento correlata agli attacchi.

Fobia sociale

Questo disturbo, secondo i criteri del DSM 5, si caratterizza per paura o ansia marcate relative a uno più situazioni sociali nelle quali l’individuo è esposto al possibile esame degli altri; inoltre, teme che agirà in modo tale o manifesterà sintomi di ansia che saranno valutati negativamente. La paura o l’ansia tendenzialmente sono sproporzionate rispetto alla reale minaccia posta dalla situazione sociale e al contesto socio-culturale.
Le situazioni sociali temute provocano quasi invariabilmente paura o ansia e dunque sono evitate oppure sopportate con paura o ansia intense. L’evitamento infatti può causare un disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti

Ipocondria

L’ipocondria non fa parte dei disturbi d’ansia nel DSM 5, che lo definisce come la preoccupazione collegata a paura o convinzione di soffrire di una grave malattia però basata su una erronea interpretazione del soggetto dei sintomi somatici.
Questi disturbi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti. Infine, la durata dell’alterazione è di almeno 6 mesi e la preoccupazione persiste nonostante la valutazione e la rassicurazione medica appropriata”.

Come imparare a gestire l’ansia

In generale è bene prepararsi alla gestione dell’ansia attraverso l’utilizzo di adeguate strategie di coping di tipo mentale e comportamentale per fronteggiare una determinata situazione.
I quattro cluster sintomatologici principali dell’ansia sono:

  • Sintomi psicosensoriali, come disorientamento, derealizzazione, depersonalizzazione, sensazione di camminare sulla gomma piuma o di gambe molli;
  • Sintomi vestibolari, come sensazione di instabilità, vertigini, sensazione di svenimento;
  • Sintomi cardiorespiratori, come tachicardia, senso di oppressione al petto, di affogare, dispnea;
  • Sintomi gastrointestinali, come nausea, vomito, mal di stomaco, tensione e/o dolori addominali, diarrea.

Trattamento dei disturbi d’ansia

La Psicoterapia Cognitiva

Gli obiettivi della terapia di gestione dell’ansia sono diversi tra cui l’intervento comportamentale e l’intervento cognitivo, in particolare la ristrutturazione dei pensieri disfunzionali che stanno alla base di un dato comportamento.
La terapia cognitiva è una delle più efficaci nel trattamento dei disturbi d’ansia perché li spiega tramite la relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti.

Secondo la terapia cognitiva standard (TCS) ritiene che alla base dei disturbi dell’umore e d’ansia ci siano delle distorsioni cognitive; sostanzialmente dei ragionamenti che si evidenziano perché si discostano dalle teorie normative del ragionamento causando l’aggravamento e il mantenimento di credenze patogene che, a loro volta, sottendono la sofferenza psicopatologica.

In breve, la TCS sostiene che il disagio si basa su credenze e pensieri disfunzionali quindi è necessario lavorare su di essi durante la terapia.
Il meccanismo sul quale si basa l’ansia è chiamato “better safe than sorry” (BSTS), ovvero meglio salvi che dispiaciuti.
Questo bias cognitivo è un ragionamento che sta alla base della valutazione di ogni evento minaccioso. Il suo scopo è quello di evitare errori di sottovalutazione dell’evento pericoloso, tale per cui in via preventiva è meglio allarmarsi che non farlo; questo ragionamento diventa disfunzionale quando viene utilizzato in modo eccessivo.
Il BSTS è un ragionamento istintivo ed automatico e si attiva anche in situazioni poco pericolose, ma per le quali il soggetto ritiene importante per sé stesso che vengano prevenuti possibili danni. Alla base dei pensieri ansiosi infatti vi sono la sopravvalutazione della situazione pericolosa e la sottovalutazione delle proprie capacità e abilità nell’affrontare tale evento.

Il Modello del Circolo vizioso del Panico, ideato da Clark (1986) e modificato da Wells (1997) ritiene che alla base dell’ansia c’è uno stimolo scatenante esterno o interno al soggetto che viene percepito come minaccioso.
La percezione di questo stimolo provoca l’attivazione di tutte le sensazioni somatiche correlate, come palpitazioni, tremore, sudorazione, dolori al petto, nausea, tachicardia, tremore, salivazione azzerata, iperventilazione o fame d’aria.
Successivamente, il soggetto vive un’interpretazione catastrofica di tutte le sensazioni fisiche e mentali che sono correlate alla preoccupazione scatenata dall’evento.
Queste preoccupazioni (come la paura di non respirare, di sentirsi male o di avere un infarto) portano ad un ulteriore incremento della preoccupazione e all’acuimento delle sensazioni somatiche, tali da causare un attacco di panico.

Qualora si mettano in atto strategie di evitamento o comportamenti volti a proteggersi da tali eventi, per paura che si scateni un altro attacco, diminuiranno le manifestazioni negativi ma si andrà in contro ad una cronicizzazione dell’ansia. Di conseguenza è importante dedicarsi a percorsi che guidino alla gestione dell’ansia, in quanto rappresenta un’emozione che va attraversata e non evitata.

Interventi per la gestione dell’ansia

Per quanto riguarda gli interventi di tipo cognitivo una delle strategie più efficace è la psicoeducazione.
Questa fase è rappresentata dalla presa di consapevolezza e la modifica di tutte le credenze cognitive disfunzionale attraverso la ristrutturazione cognitiva. Durante questa fase il terapeuta svolge una funzione supportiva per aiutare il paziente nell’accettazione dell’ansia e del rischio di panico che sono correlati a determinati eventi, in modo da comprendere che i pensieri non sono proporzionati all’evento minaccioso.

Per quanto riguarda gli interventi di tipo comportamentale si proporranno al paziente diverse tecniche di rilassamento volte all’eliminazione dei comportamenti di controllo e di evitamento degli eventi temuti. Alcune di queste strategie sono il rilassamento isometrico rapido, la tecnica del luogo sicuro, la respirazione diaframmatica, la mindfullness e l’esposizione enterocettiva e in vivo.
Sostanzialmente durante la TCS si affrontano due fasi principali:

Identificazione dei pensieri ansiogeni

Inizialmente l’individuazione dei pensieri disfunzionali può essere difficoltosa, soprattutto in quei pazienti in cui sono presenti da molto tempo e la cui manifestazione avviene ormai in modo quasi automatico.
L’individuazione dei pensieri disfunzionali passa attraverso una serie di domande fondamentali, come per esempio “Cosa penso della situazione?”, “Cosa sto pensando adesso?”, Come farò?” o “Come posso affrontare questo evento?”.
Inoltre, come dicevamo precedentemente, correlati a questi pensieri c’è una forte sottostima delle proprie capacità, quindi il paziente in questa fase si chiede cosa possa succedere se non riesce ad ottenere risultati dalla terapia.
Invece, un pensiero funzionale potrebbe essere prendere consapevolezza del fatto che l’opzione migliore e provare a superare le difficoltà facendo del proprio meglio. Un passo importante per l’individuazione dei pensieri disfunzionali e la loro differenziazione da quelli funzionali è comprendere che solitamente questi pensieri negativi sono preceduti dalle espressioni “Sono obbligato a”, “Se…poi” o “Devo assolutamente”; invece nei pensieri funzionali sono abolite le doverizzazioni.
Solitamente sono preceduti da espressioni che sottolineano il fatto che nel caso succeda qualcosa di negativo, per quanto se ne possa essere seccato e deluso e nonostante si preferirebbe che le cose fossero andate in modo diverso, non sarà una catastrofe e si riuscirà a trovare il modo di andare avanti comunque.

Sostituzione dei pensieri disfunzionali con altri che sono adeguati all’evento

Nel processo di sostituzione e di utilizzo di nuovi pensieri adeguati è molto importante valutare l’aderenza di queste nuove credenze rispetto alla realtà, per valutare se ci aiuta a raggiungere gli obiettivi o ce ne allontana o se è un pensiero condiviso anche dagli altri. Qualora il pensiero corrisponda ad un errore di ragionamento vuol dire che siamo andati in contro ad un bias cognitivo, ovvero una distorsione del modo di interpretare e valutare la realtà interna ed esterna alla persona, che sono collegate all’utilizzo di regole euristiche.
Nel processo di gestione dell’ansia è quindi necessario fare attenzione a questi bias cognitivi, in particolari ai pensieri assolutistici o dicotomici (come per esempio “tutto o niente” e “nero o bianco”).
In generale i bias cognitivi al quale è importante prestare attenzione, per attuare la sostituzione dei pensieri negativi, sono:

  • Catastrofizzazione, ovvero la tendenza a sopravvalutare le probabilità di un disastro. È possibile che qualcosa possa andare male, ma non bisogna sopravvalutare i rischi;
  • Generalizzazione, bisogna prestare attenzione a parole come sempre, mai, tutti, tutto, nessuno, niente, ed è importante chiedersi se la situazione posta in essere è davvero così estrema;
  • Pensare solo ai punti deboli dimenticandosi i punti di forza, ovvero il sottovalutare le proprie capacità nel gestire e affrontare l’evento critico. È importante comprendere e iniziare a pensare che non sempre si può avere successo, senza dimenticare che altre volte altre volte si ha avuto successo, anche se piccolo;
  • Ingigantire o minimizzare l’importanza di singoli episodi, è inoltre importante comprendere che se in un’occasione non siete riusciti a risolvere la situazione, non significa che in futuro continuerete a fallire.

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