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Durante il corso della vita capita a tutti di soffrire prima o poi; questo perché nella quotidianità possiamo dover affrontare situazioni che percepiamo negativamente. Quando la sofferenza dovuta a tali situazioni dura per un periodo di tempo eccessivamente lungo vuol dire che tale evento ha provocato la trasformazione delle strutture neurologiche del nostro cervello, ovvero le reti mnesiche. Le reti mnesiche permettono la connessione e differenziazione di diversi elementi in base alle loro caratteristiche. Per esempio, sentendo la frase “sopra la panca la capra campa” la prima cosa che vi verrà in mente sarà la frase “sotto la panca la capra crepa”; questa risposta automatica rappresenta il riflesso patellare.
Il nostro cervello, così come il resto del corpo, è costruito in modo da reagire alle risposte mentali. Questi versi probabilmente non li sentite anche da anni, ma avendoli imparati nell’infanzia ormai indipendentemente dalle intenzioni del soggetto provocano una risposta automatica; allo stesso modo quando si colpisce il ginocchio in un determinato modo si ha la reazione della gamba che scatta.

Questo tipo di risposte automatiche manifestano il potere della mente; tuttavia, per quanto possano essere utili, talvolta non sono di giovamento. Infatti, se analizziamo la frase “sopra la panca la capra campa” ci rendiamo conto che il nostro cervello per fornire la nostra risposta automatica non ha tenuto conto della valutazione critica del messaggio, registrando la frase come se fosse vera. La capra normalmente non sta su una panca, sta nell’ovile; tuttavia, la risposta “sotto la panca la capra crepa” sembra essere coerente e perfetta, anche se anch’essa non è un’affermazione razionalmente veritiera. La frase citata e la sua risposta automatica non vi hanno causato forme di disagio, ma come esistono delle situazioni emotivamente non disturbanti (come sentire una persona intonare una canzone che non sentivamo da anni che ci porta a intonare noi stessi il motivetto) ne esistono anche altre che possono creare problemi sulla sfera personale, familiare e sociale, al punto da sentire un profondo senso di ansia, turbante e angoscia fino addirittura al dolore fisico. Sperimentiamo una vasta gamma di emozioni, ci sentiamo felici, dolci, aspri, gelosi, tristi, offesi e insicuri, e agiamo di conseguenza ad esse.

La mente inconscia

In tutte le nostre esperienze vissute dall’infanzia fino ad oggi c’è qualcosa di vero e qualcosa che non lo è; quando siamo piccoli non siamo in grado di considerare i fatti con consapevolezza e quindi tendiamo a valutare come reali fatti di fantasia, possiamo crederci inferiori agli altri a causa del disagio sperimentato se subiamo rifiuti o vessazioni, possiamo sentirci responsabili per fatti che non dipendono da noi (come il divorzio dei genitori). Queste in realtà sono solo percezioni errate, ma possono veicolarci per il resto della nostra vita, con reazioni automatiche che non dipendono dal nostro controllo cosciente.
Quando affrontiamo una situazione nuova impariamo qualcosa e tutte le nuove informazioni vengono immagazzinate all’interno ai neuroni, che costituiscono le reti cerebrali. Così ogni nuova esperienza vissuta entra a far parte del nostro mondo interiore, influenzando le nostre reazioni rispetto agli eventi e alle esperienze con cui entriamo in relazione. Ciò che è caratterizzata dall’insieme di queste connessioni neurali, e che permette al nostro cervello di regolare la gestione dei nostri stati d’animo in relazione all’interpretazione che da del mondo circostante, viene denominata mente inconscia.

La parola “inconscia” richiama sicuramente nella maggior parte delle persone la visione freudiana psicoanalitica dei conflitti psichici, dei lapsus, dei sogni simbolici e dell’ipnosi, quella che viene trasmessa generalmente attraverso i film. La psicoanalisi è un approccio terapeutico che richiede molti anni di terapia per permettere al paziente, e al terapeuta stesso, di comprendere tutti i contenuti inconsci relativi al disturbo. L’opera di Freud ha sicuramente portato grande cambiamento nella prospettiva della psicologia e del trattamento delle sue patologie; tuttavia, le sue teorie risalgono alla prima metà del Novecento e da quel momento sono state scoperte e utilizzate nuove forme di tecnologie neurobiologiche, che hanno permesso di comprendere meglio e di sviluppare nuove forme di valutazione del funzionamento mentale e cerebrale.

La mente inconscia, infatti, raccoglie in maniera automatica tutte le esperienze effettuate dall’individuo nel corso degli anni; il ricordo non elaborato non fa parte della mente cosciente del soggetto e quindi è totalmente inconsapevole dell’impatto che ha nella sua personalità e nel suo modo di relazionarsi al mondo circostante, influenzando il nostro modo di agire alle nuove situazioni della vita. Tuttavia, i ricordi, anche se non sono stati elaborati, vengono comunque immagazzinati fisicamente nel nostro cervello e quindi possono saltare fuori all’improvviso senza il nostro controllo; è il meccanismo per il quale automaticamente si dice “sotto la panca la capra crepa” in risposta a “sopra la panca la capra campa”. Molti dei sentimenti che proviamo e delle azioni che compiamo, e che ostacolano la nostra felicità, sono i sintomi frutto dei ricordi che fanno parte del sistema della mente inconscia; per cui possono farci sentire depressi quando siamo circondati da persone felici o poco attraenti e capaci anche se non è la realtà.
Francine Shapiro, che ha ideato il trattamento psicoterapeutico EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) nel 1989, spiega questi concetti utilizzando due casi che verranno raccontati di seguito e sono presi dal suo libro “Lasciare il passato nel passato“.

Caso 1

Justine è una ragazza di venticinque anni che ha difficoltà a mantenere le relazioni amorose. Non ha difficoltà a trovare fidanzati, ma i ragazzi che sceglie hanno un carattere spigoloso e quindi non sono emotivamente molto disponibili. Solitamente questi uomini cercano di interrompere la relazione quando la ragazza comincia ad avere atteggiamenti, a loro modo di vedere le cose, eccessivamente appiccicosi. È in questo momento che si manifesta il sintomo, perché risponde al loro desiderio di interrompere la relazione buttandogli ai piedi, iniziando a piangere istericamente e supplicandoli di non lasciarla mentre gli stringe concitatamente le ginocchia.
Durante la terapia con EMDR, Justine è riuscita a rievocare un episodio, avvenuto quando aveva sei anni una domenica sera, che si è scoperto essere la causa del sintomo comportamentale della ragazza. Quando era piccola viveva in una casa a due piani, la sua cameretta era al piano superiore e quella notte era scoppiato un violento temporale. Justine cominciò a piangere e a gridare dal profondo spavento, ma i genitori non andarono a soccorrerla poiché non riuscirono a sentirla proprio a causa di quel temporale. Quella notte Justine si addormentò spaventata e in lacrime.

È normale durante l’infanzia provare timore di fronte ad un temporale, questa situazione però diventa pervasiva anche nell’età adulta solo in poche persone. Queste reazioni e comportamenti negativi sono dovuti al cattivo immagazzinamento dei ricordi nel cervello; questi ricordi, non elaborati, contengono ancora tutte le emozioni negative, le convinzioni e le sensazioni fisiche provate durante l’infanzia. Si manifestano, quindi, nel presente esattamente come sono state vissute nel passato. La manifestazione del comportamento sintomatico di Justine non risiede tanto sull’intensa paura e sulla sensazione di pericolo provata durante la notte con il temporale, quanto piuttosto alla sensazione di abbandono che ha provato quando chiamando i genitori loro non sono andati a soccorrerla. Questo le ha fatto credere che, se ne avesse avuto bisogno, sarebbe stata abbandonata. Quando un fidanzato la lascia viene rievocato il ricordo pauroso dell’esperienza fatta quando aveva sei anni; di conseguenza, le sue reazioni non sono quelle tipiche di una ragazza di venticinque ma quelle di una bambina di sei anni che viene lasciata al buio da sola durante una notte di temporale. I due episodi, il temporale e la rottura della relazione, sono infatti due episodi che richiamano ai concetti di abbandono e solitudine; questo porta Justine a vivere la rottura, a livello inconscio, come una situazione di pericolo.

Caso 2

Ben è un uomo adulto, maturo e affermato professionalmente come uomo d’affari. Tuttavia, ogni volta che deve parlare in pubblico viene colto da una intensa ansia. I pensieri che lo attraversano solo quelli di non essere in grado, di essere incapace e di essere odiato da tutti; a livello fisico sperimenta voce tremolante, sudorazione delle mani e tachicardia. Inoltre, gli capita di avere la sensazione che la sua vita sia in pericolo. Sia nel percorso scolastico che in quello professionale afferma di essersi trovato spesso nella condizione di dover parlare in pubblico e, seppur sia riuscito ad affrontarle, ammette di averlo fatto con molta fatica; sia prima che dopo la situazione si sente molto sofferente e passa in rassegna meticolosamente ogni dettaglio, costringendo le persone a lui care ad ascoltarlo più volte esporre il discorso. Ha tentato di risolvere il problema in molti modi e con differenti tipi di terapia ma, per quanto poteva sembrare che i sintomi si attenuassero, alla fine tornavano a farlo sentire sopraffatto. Attraverso l’uso di diverse strategie della terapia EMDR sono riemersi due ricordi dell’infanzia di Ben: il primo risale a quando aveva circa tre anni e mezzo. Passeggiando con il nonno vicino alla sua fattoria e, a quanto gli è stato detto dai familiari, era un bambino molto loquace. Ad un certo punto incontrarono un uomo anziano curvo e con l’aria adirata che esordì dicendo che se avesse avuto un ragazzino chiacchierone lo avrebbe buttato nel torrente. A questo punto in Ben, ammutolito e spaventato, ha collegato la frase al fatto che effettivamente c’era un’usanza per cui i gattini indesiderati venissero buttati nel torrente e non si sentì sicuro a parlare di fronte agli estranei; con questo episodio di terrore iniziarono a crearsi le premesse della problematica di Ben poiché, attraverso l’immagazzinamento di questo ricordo nel cervello iniziò a crearsi in Ben l’idea che fosse un fallimento. Il ricordo che ha fatto scattare la sintomatologia risale ad un episodio vissuto quando era in terza elementare. Un piccolo Ben, orgoglioso di aver fatto la sua prima relazione di un libro mettendoci tutto il suo impegno, aspettava con trepidazione il momento in cui la sua adorata maestra lo avrebbe ascoltato mentre la leggeva immaginando che ne sarebbe stata entusiasta e lo avrebbe lodato davanti alla classe. In un periodo precedente a questo episodio Ben aveva sofferto di una leggera balbuzie per sei mesi, ma i genitori furono talmente bravi a gestirla da non far provare alcun tipo di imbarazzo al bambino. L’episodio è scattato perché la reazione della maestra è stata molto diversa da quella che si aspettava; infatti, alla lettura del resoconto la maestra ha risposto non riuscendo a trattenere le risate dal fondo dell’aula. Questo ha provocato in Ben un forte senso di ansia che fecero peggiorare la balbuzie e lo fecero sentire “un’idiota” mentre arrancava per arrivare alla fine del resoconto. Due anni dopo all’ultimo momento gli affidarono una parte nella recita scolastica e durante lo spettacolo si rese conto di aver dimenticato le battute facendolo sentire ancora una volta un’idiota, che sarebbe stato odiato da tutti perché aveva rovinato lo spettacolo.

Le reti mnesiche e le connessioni tra presente e passato

Questi due casi, nonostante Ben e Justine siano persone con caratteri ed esperienze di vita diverse, hanno delle caratteristiche in comune. Entrambi hanno vissuto durante l’infanzia degli episodi che sono stati talmente traumatici da incidere sulla loro vita anche ad anni di distanza dall’evento traumatico. Prima della terapia con EMDR nessuno dei due sapeva cosa li facesse pensare e sentire in quel modo; Justine non aveva memoria della notte di temporale e Ben non ricordava degli episodi con il nonno e del periodo scolastico, quindi nessuno dei due poteva immaginare che potessero essere non solo collegati ma addirittura la causa del loro malessere. I pensieri e i sentimenti che accompagnavano quei comportamenti rappresentavano una connessione automatica ad un fattore esterno, così come avviene l’associazione che fa scattare “sotto la panca la capra crepa” quando si sente la frase “sopra la panca la capra campa”. Tutti noi sperimentiamo continuamente queste connessioni, è il meccanismo attraverso il quale il nostro cervello interpreta il mondo, facendoci amare o detestare determinate caratteristiche rispetto alle nostre esperienze passate. Riuscire ad identificare le connessioni mnesiche che dipendono da esperienze passate traumatiche non elaborate è il primo passo per riuscire a modificare il nostro modo di pensare, percepire e agire in determinate circostanze.

Negli ultimi vent’anni, milioni di persone hanno tratto giovamento dalla forma di terapia nota come EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari); dimostrando attraverso la ricerca di produrre importanti cambiamenti anche dopo una seduta di rielaborazione.
L’obiettivo di questa terapia è quello di lavorare sui ricordi non elaborati, identificandoli e successivamente sulla rielaborazione del contenuto negativo di emozioni, sensazioni e convinzioni che fanno sperimentare al paziente. Una volta identificati si procede alla rielaborazione, che permette di osservare le informazioni presenti nel nostro cervello da un punto di vista più realistico e permettono di “digerire” e scartare la parte del ricordo negativa, in modo da non continuare a nuocere alla vita del paziente.

Nell’esempio di Justine il terapeuta si è concentrato su due aspetti, l’elaborazione del ricordo del temporale e la sensazione di pericolo e solitudine che ha scatenato. Una volta che Justine ha “digerito” ed elaborato il ricordo allora tutte le sensazioni negative ad esso sparirono; per cui tutte le sensazioni di terrore infantili vennero sostituite da sensazioni più adeguate per una donna, portandola a pensare che in una situazione che la fa sentire in pericolo adesso saprebbe prendersi cura di sé. Elaborare questo ricordo ha prodotto in Justine anche un cambiamento nel suo modo di approcciarsi alle relazioni amorose; infatti, non ha più avuto problemi con i fidanzati e ha cominciato a ricercare persone con aspetti caratteriali differenti.
In definitiva, ciò che caratterizza e distingue la terapia EMDR dalle altre strategie di trattamento proprio la sua capacità di accedere alla mente inconscia delle persone, lavorando sulle intuizioni e sulle connessioni, e agire sui ricordi non elaborati in modo da immagazzinare, in modo adeguato e coerente con la realtà, le informazioni nel cervello in modo da modificare e migliorare l’approccio del paziente alla vita.

Conclusioni

Riassumendo, durante la nostra vita può capitare di sperimentare delle reazioni a situazioni specifiche che ci sembrano totalmente irrazionali. Tuttavia, nulla avviene senza motivo e definire una reazione irrazionale non vuol dire che non abbia ragioni di essere espressa in quel modo; è solo parte di una parte della nostra mente che non funziona in modo razionale.
Le reazioni automatiche che ci orientano e ci fanno agire e percepire il mondo in un determinato modo dipendono proprio da queste reti mnesiche che funzionano indipendentemente dalla nostra capacità raziocinante. Non tutte agiscono in maniera disturbante, alcune sono azioni che facciamo in maniera istintiva e del quale ci pentiamo in un secondo momento, altre possono essere reazioni eccessive di rabbia o tristezza rispetto ad una situazione che interessa una persona che amiamo. Altre situazioni però ci possono turbare e possono incidere negativamente sul nostro comportamento e sul nostro modo di relazionarci al mondo.
Sono tutte reazioni irrazionali, ma del quale ci possiamo liberare perché sono riparabili. Dipende tutto dal modo in cui i ricordi, le sensazioni fisiche e emotive, di una determinata esperienza vengono immagazzinati nel cervello; se sono immagazzinati in maniera corretta possono essere fonte di gioia, se immagazzinati in modo errato possono minare la nostra salute mentale. La terapia EMDR mira a rievocare e rielaborare questi ricordi passati negativi in modo da non permettergli di influire negativamente nella nostra vita.

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Cervello e sofferenza
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