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Tutti soffriamo, attraversiamo momenti in cui proviamo sensazioni di dolore e incertezza; dobbiamo capire quanto tempo e in che modo proveremo queste sensazioni.
Le persone sono diverse, alcune sono sempre solari e gioiose mentre altre non lo sono mai o solo di rado; tuttavia, tutti possiamo avere difficoltà a sopportare certi tipi di dolore piuttosto di altri.

Ogni persona vive lungo dei continuum, ai cui poli si pongono sofferenza e felicità e malattia e salute che si strutturano con il contributo degli eventi e delle persone con cui interagiamo e che ci sostengono o con cui abbiamo problemi. Durante il corso della vita affrontiamo diversi eventi e situazioni che ogni persona riesce oppure no a tollerare: alcune persone riescono ad affrontare la situazione stressante in un certo periodo di tempo, mentre altre non riuscendo a tollerarlo si bloccano sentendosi spinte a comportarsi in un determinato modo o non riuscendo a realizzare gli obiettivi personali e professionali che si sono posti.

Durante il corso della vita possiamo affrontare traumi più o meno intensi che destabilizzano il nostro continuum emotivo.
Esistono traumi differenti per gravità e intensità, quelli minori vengono definiti “traumi t”, come le più comuni esperienze legate all’infanzia (fallimenti, umiliazioni, discussioni e rifiuti) mentre quelli maggioritraumi T”; i traumi T sono dovuti ad esperienze che ci sono capitate e che interferiscono nel lungo periodo con la nostra vita, come incidenti seri, disastri naturali, abusi sessuali, fisici o psicologici e combattimenti. Questi traumi T possono provocare il Post Traumatic Stress Disorder (PTSDDisturbo Post-Traumatico da Stress).

Le persone che soffrono di PTSD presentano differenti sintomi, come disturbi del sonno (con incubi e sogni ricorrenti), ansia, pensieri intrusivi e ipervigilanza con attivazione e trasalimento in rispetto ad eventuali e presunti pericoli e forti rumori, oltre che sensazioni di torpore che provoca un blocco e scollegamento.
Le persone che hanno ricevuto una diagnosi di disturbo post-traumatico da stress tendono a rivivere l’evento traumatico esperito e quindi cercano di evitare tutte le situazioni che gli ricordano quella esperienza; nonostante i meccanismi di evitamento i pensieri intrusivi continuano a ricomparire quando la persona non se lo aspetta.

I pensieri intrusivi negativi corrispondono ad un immagazzinamento nel cervello dell’esperienza traumatica in modo profondamente disturbante. Le vittime di una catastrofe naturale o di un abuso sessuale che hanno sviluppato un disturbo post-traumatico da stress quando ripensano a ciò che gli è accaduto, anche diversi anni prima, possono rivivere le sensazione provate a livello corporeo, con i pensieri e le immagini che erano presenti al momento della manifestazione dell’evento.
Queste sensazioni si manifestano in ugual modo nelle persone che hanno vissuto l’evento traumatico un anno fa o cinquant’anni fa; per queste persone, infatti, il passato è ancora presente. Quando queste persone ripensano all’evento provano lo stesso dolore, la stessa impotenza, la stessa rabbia e lo stesso cordoglio esperiti all’epoca dei fatti e perciò si comportano nei confronti del mondo che li circonda provando quelle emozioni. Pensare all’evento traumatico da la sensazione che tutto stia avvenendo di nuovo e stare in presenza di determinate persone o stare in certi luoghi può provocare paura e angoscia.

Indipendentemente dal tempo trascorso da quando si è verificato l’evento e dalla cronicità che è tipica di questi sintomi, il PTSD non è permanente e può essere curato.
Solitamente si pensa che questo disturbo sia provocato da traumi maggiore, i cosiddetti traumi T, come una violenza o un incidente, ma da ricerche recenti è emerso che anche esperienze di vita quotidiana, come i problemi derivanti da una disoccupazione o i problemi di coppia, che talvolta possono portare alla manifestazione della tipica sintomatologia del PTSD.

Questo dimostra come il continuum di benessere e malessere sia soggettivo e che non esiste una linee di demarcazione che suddivide i vari tipi di eventi e di sintomi che possono causare PTSD.
Infatti chiunque attraversa situazioni che lo fanno sentire ansioso, isolato dagli altri, spaventato o nervoso, avere pensieri intrusivi e disturbanti del quale non si riesce a sbarazzarsi e ci fanno sentire in colpa; esattamente quello di cui soffrono anche le persone affette da PTSD.
Queste situazioni possono essere vissute differentemente: per alcuni sono reazioni momentanee, mentre per altri sono più intense e hanno bisogno di riflettere e di raccogliere le informazioni necessarie ad affrontarle; in altre persone ancora si presentano apparentemente senza motivo.

Quello che si deve fare per risolvere il problema è identificare i sintomi, alla base dei quali ci sono dei ricordi negativi; sono proprio i ricordi elaborati in modo disfunzionale ad essere la causa di qualsiasi tipo di emozione negativa, comportamento disfunzionale ed erronea convinzione, che affliggono la persona in modo persistente e ne causano le reazioni di sofferenza.
Questi ricordi sono disfunzionali perché vengono immagazzinati male nel cervello, incidendo così sulla salute mentale della persona. I ricordi negativi che non vengono elaborati incidono anche sulla reazione della persona, facendola reagire in maniera eccessiva o in un modo che potrebbero danneggiare il soggetto e le persone che gli sono vicine; i ricordi che sono elaborati adeguatamente ci permettono di avere reazioni conformi alla situazioni che sono a nostro beneficio.

I ricordi disfunzionali possono affliggere chiunque

Si potrebbe erroneamente pensare che solo chi ha avuto genitori incapaci di dimostrarsi un sostegno per i figli, perché violenti o anaffettivi, possano vivere esperienze che causano l’insorgenza di questo tipo di problemi. Possiamo quindi credere di non far parte di questa categoria se siamo stati cresciuti da un’ottima famiglia.
In realtà, anche in famiglie con i migliori genitori, persone che hanno offerto un grande sostegno ai figli e che sono convinti di fare il meglio per loro, si possono manifestare casi con questi pensieri disfunzionali; questo perché il terapeuta non può basarsi esclusivamente su questo per farsi un’idea di come funziona la memoria del paziente. I ricordi non immagazzinati o isolati (dei quali i pazienti sono incapaci di conservarne la presenza) solitamente sono attribuibili ad un evento che è accaduto durante l’infanzia e, per la sua natura estremamente disturbante, ha reso il cervello incapace di elaborarli.

Gli approcci terapeutici che possono essere adottati sono molteplici, ma all’interno di ognuno di esso si presentano anche differenti tipi di trattamento poiché ogni terapeuta affronta la terapia secondo il suo personale punto di vista.
Il trattamento, quindi, dipende dal terapeuta, che porta il carattere professionale e personale, ma anche da come il paziente partecipa attivamente al trattamento e collabora con lui.
Esaminerò questo concetto attraverso due casi tratti dal libro Lasciare il passato nel passato di Francine Shapiro.

Il primo caso è quello di Stacey, una ragazza che presenta una sintomatologia caratterizzata dalla paura di essere abbandonata, un pressoché persistente senso di terrore e un disturbo del comportamento alimentare; oltre a questa gamma di sintomi, che generalmente si possono trovare nei pazienti con PTSD, Stacey ha due inspiegabili, ma costanti nella sua vita, sintomi: le immagini di una candela e del colore rosso. Stacey ha faticato a trovare un trattamento che raggiungesse qualche risultato, cambiando spesso negli anni terapeuta e tentando di risolvere il suo problema attraverso varie strade.
Il caso di Stacey è importante per spiegare il concetto che chiunque potrebbe essere afflitto da pensieri disfunzionali perché un terapeuta in particolare, considerando non l’origine ma solo i disturbi del comportamento alimentare, i problemi di abbandono e intimità, gli attacchi di panico e l’ansia, ha dedotto che Stacey fosse stata vittima di un abuso sessuale; a parere suo, a sostegno di questa diagnosi c’erano le immagini del colore rosso e della candela che potevano corrispondere alle immagini tipiche di un abuso rituale tipico delle cerimonie del culto satanico.
Stacey non era stata vittima di alcun abuso e questa diagnosi, come si può presupporre, ha causato un aggravamento dell’angoscia della ragazza che per due anni ha effettuato un percorso terapeutico con questo psicologo. Questo l’ha spinta a cercare un nuovo terapeuta, che le ha introdotto il trattamento EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).
Questo tipo di trattamento, attraverso la tecnica dei movimenti oculari, mira alla desensibilizzazione e alla ristrutturazione di tutti i pensieri disfunzionali che affliggono i pazienti e che li portano a manifestare i sintomi comportamentali e le emozioni negative. Il terapeuta di Stacey si è focalizzato sulle immagine del colore rosso e della candela; i due sintomi specifici che avrebbero avuto maggiormente la possibilità di far emergere il ricordo soggiacente. Da questa procedura emerge un ricordo dell’infanzia di Stacey quando aveva 5 anni, che durante il tragitto in macchina con il padre verso il ristorante dove avrebbero festeggiato il suo compleanno, fanno un incidente nel quale il padre perde la vita; l’altro automobilista era passato con il rosso e il padre, prima di partire, le aveva regalato una candela profumata che avrebbe potuto tenere nella sua camera.
Ora che è riuscito a emergere il ricordo disfunzionale anche gli altri sintomi trovano una spiegazione, infatti il disturbo del comportamento alimentare, l’ansia persistente e i problemi di abbandono possono essere ricondotti all’evento della morte del padre che è avvenuta proprio davanti ai suoi occhi.
Per escludere la suggestione che può nascere in un bambino attraverso gli incubi, i racconti spavento e la televisione, Stacey ha chiesto conferma a sua madre ed è emerso anche che è effettivamente quel ricordo era la verità e probabilmente Stacey l’aveva rimosso. La madre ha detto di non aver accennato mai all’accaduto per proteggerla perché Stacey non ne aveva mai parlato e non voleva stressarla affrontando l’argomento.
Attraverso il trattamento EMDR è stato possibile individuare il ricordo disfunzionale e quindi procedere al trattamento dei sintomi per rielaborarlo e ristrutturarlo; in questo modo i sintomi di Stacey sparirono.
Il caso di Stacey è un esempio di disturbo post-traumatico da stress dovuto ad un trauma maggiore, un trauma T. Come è stato detto in precedenza, il PTSD non si manifesta solo a seguito di un trauma T ma può essere dovuto ad un trauma di intensità minore (trauma t), poiché l’immagazzinamento erroneo del ricordo dipende dal soggetto e da come lui vive l’esperienza traumatica.

Il secondo caso è quello di Janice, che si inserisce all’interno in cui di quelle casistiche in cui la sintomatologia si sviluppa a causa di un trauma minore, che però il paziente vive come intenso. Quando Janice entrò in terapia emerse che da diversi anni la ragazza assumeva farmaci antiacido in dosi eccessive; il comportamento era diventato talmente pervasivo e continuativo da mettere a rischio la vita della ragazza che, a seguito dell’assunzione frequente dei farmaci, stava compromettendo il funzionamento del suo stomaco. Come nel caso precedente, Janice non aveva idea della ragione che l’ha portata a decidere di mettere in atto quel determinato comportamento; l’unico pensiero che l’ha portata ad agire così è stato quello che la nausea le provocava una forte sensazione di repulsione.
Attraverso l’aiuto di un terapeuta che l’ha sottoposta alla procedura con il trattamento EMDR, Janice è riuscita a rievocare il ricordo di un evento accaduto quando frequentava le elementari; a seguito dell’aver visto vomitare la compagna di banco e nel tentativo di coprirsi la bocca con le mani per bloccare il vomito, ha fatto fuoriuscire il vomito lateralmente e questo le ha sporcato i capelli. Successivamente, presa dal panico, sporca e profondamente umiliata, la ragazza è corsa in bagno per pulirsi. Il sintomo e il bisogno di assumere le medicine sparirono dopo che Janice ebbe elaborato il ricordo soggiacente.

EMDR e il disturbo post traumatico da stress: conclusioni

I due casi citati dal testo di Shapiro sono esempi di come i sintomi derivanti da un disturbo post-traumatico da stress possano colpire, senza esclusione, qualsiasi tipo di persona indipendentemente dal contesto in cui sono cresciuti, dalle relazioni familiari e amicali che hanno intrecciato e dai percorsi professionali che hanno intrapreso.
Ciò che innesca i sintomi è l’incorretta o mancata elaborazione e immagazzinamento del ricordo di una esperienza traumatica nel cervello.

È stata verificata una certa predisposizione ereditaria per costituzione genetica che può portare all’insorgenza di psicopatologie, come l’ansia e la depressione; tuttavia, possiamo affrontare esperienze che innescano i sintomi, anche se questi non dipendono da un’alterazione biochimica o da un problema neurologico innato e che possono portarci a reagire in modo intenso ad alcune esperienze.

Attraverso il trattamento di desensibilizzazione e rielaborazione tramite i movimenti oculari (EMDR), con la guida del terapeuta, il paziente diventa in grado di ricostruire e decodificare il ricordo in modo da poterlo elaborare ed eliminare il sintomo, che il pensiero disfunzionale provoca e alimenta. Indipendentemente dall’avere o meno consapevolezza del contenuto traumatico esperito che scatena il sintomo, siamo portati ad adottare qualsiasi espediente per affievolirlo o cercare di eliminarlo, dall’evitamento di situazioni o persone che scatenano la reazione all’uso eccessivo di farmaci, al fine di cercare di provare un senso di benessere.

I diversi tipi di trauma, che siano maggiori o minori, possono causare sintomi gravi e cronici che sono originati da un evento traumatico che è rimasto bloccato nel cervello quando in età infantile è stato esperito.
Con la terapia i pazienti riescono a smettere di vivere il passato come se fosse presente, a eliminare le convinzioni e sensazioni, le emozioni e i comportamenti che causano i sintomi e ad impedirgli di influenzare le nostre vite.

Simona Chiari, Psicologa

Psicologa clinica e psicoterapeuta a indirizzo cognitivo costruttivista, esperta in psicologia giuridica, CTU per il Tribunale di Brescia, formatrice. Si occupa di disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi dell’umore, disturbi dell’apprendimento.

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Il PTSD e i problemi della vita quotidiana
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