L’EMDR viene utilizzato in psicoterapia per innescare nel soggetto un processo di elaborazione delle informazioni traumatiche in modo da suscitarne una sorta di autoguarigione psicologica.

Nel momento in cui un soggetto vive un trauma psicologico, si genera nel sistema nervoso uno squilibrio che assimila l’informazione del momento traumatico (con tanto di immagini, suoni e sensazioni fisiche) e la conserva a livello neurologico in una condizione disturbante. Questa informazione disturbante può essere riattivata e rielaborata tramite l’utilizzo dell’EMDR; di fatto dopo il trattamento è evidente che le emozioni, le immagini e le cognizioni negative legate all’evento risultano meno definite e meno disturbanti. Ciò avviene per mezzo di movimenti oculari che attivano un meccanismo coinvolto nella rielaborazione dell’informazione traumatica che trasforma il materiale traumatizzante in una forma più funzionale per il soggetto.

Questo processo di rielaborazione dell’informazione traumatica può essere descritto attraverso La metafora del treno:

“Durante l’elaborazione accelerata, che ha luogo a ogni set, il treno procede verso l’altra stazione lungo la linea. A ogni plateau, o fermata, alcune informazioni disfunzionali vengono scaricate e altre informazioni adattive si aggiungono, proprio come i passeggeri che scendono a ogni fermata mentre altri salgono. Alla fine di una seduta di EMDR l’informazione target è completamente elaborata e il paziente raggiunge una risoluzione adattiva” (Shapiro, 2000).

La terapia con EMDR

Nel trattamento per prima si devono individuare: ricordi passati, eventi recenti che intensificano il malessere e eventi futuri che possono essere associati al disagio attuale; è un processo conoscitivo che procede in ordine cronologico: si parte da ricordi passati disturbanti, arrivando a quelli del presente e anticipando quelli futuri.

Nel momento in cui è stato identificato il ricordo da cui partire, si richiede al soggetto di mentalizzare l’immagine peggiore associata a tale rievocazione; si individua poi la cognizione negativa relativa al rapporto tra sé e il ricordo traumatico. Le percezioni negative maggiormente riportate dai pazienti sono: “sono incapace”, “sono cattivo”, “non vado bene”, “sono sbagliato”, “non valgo niente”…

È importante perciò a questo punto identificare correttamente la cognizione negativa, considerando che deve essere riferita a se stessi e deve essere riguardante il presente, in quanto l’EMDR agisce solo sul materiale disfunzionale e non su percezioni veritiere.
Per esempio un soggetto con disturbo di panico può presentare le cognizioni “sono impotente” e “ero impotente”: l’EMDR agisce solo nel primo caso perchè modifica questa percezione non più corretta considerato il momento presente, mentre nel secondo caso non si interpone in quanto la relazione tra cognizione ed evento è probabilmente corretta.

Va poi individuata la cognizione positiva, che riguarda ciò che si vorrebbe pensare di se stessi in relazione a tale evento; in altre parole la cognizione positiva può essere considerata come una percezione alternativa del trauma. Va misurata la validità di tale percezione con l’utilizzo della scala VOC (Validità della Cognizione Positiva), chiedendo per esempio al paziente quanto ritiene vera in quel momento quella cognizione fornendo un valore compreso tra 1 e 7, dove 1 corrisponde al completamente falso e 7 a completamente vero.
Il passo successivo è quello di mettere in luce le emozioni provate nel qui ed ora della terapia dalla persona mentre ripensa all’evento traumatico. L’intensità di tali emozioni viene misurata con la scala SUD (Unità Soggettiva di Disturbo) a 10 punti, dove 0 è nessun disturbo e 10 massimo disturbo.
Per concludere si richiedono alla persona le sensazioni fisiche che percepisce e prova nel corpo mentre mentalizza il ricordo traumatico.

Utilizzo dei movimenti oculari per elaborare l’evento traumatica

Avendo identificato precedentemente gli elementi legati al ricordo traumatico, il passo successivo è quello dell’utilizzo dei movimenti oculari. In base al paziente variano direzione, velocità e distanza dei movimenti, il numero (ogni set comprende da 24 a 36 movimenti bidirezionali) e la durata (in base alla risposta della persona a tale fase). Alla fine di ogni set si richiede un feedback al paziente, in modo da individuare e valutare nuovi pensieri, immagini, informazioni ed emozioni emersi durante il processo.
Se viene generata un’eccessiva attivazione si possono utilizzare movimenti verticali per produrre un effetto rilassante; mentre nel caso si percepisca un blocco nell’elaborazione si possono variare i tipi di movimenti, come ad esempio moti circolari o a forma di otto.
Nel caso in cui il paziente non tollerasse i movimenti oculari si può utilizzare un altro tipo di stimolazione: stimoli uditivi alternati o picchiettii sulle mani.

Il setting terapeutico ideale per l’EMDR

Per iniziare si cerca di installare nel paziente il posto al sicuro; consiste nell’identificare un luogo dove la persona ha percepito benessere e rilassamento. Questo può aiutare il paziente a ridurre l’attivazione emotiva che deriva da sedute con elaborazione incompleta o a riuscire a controllare eventuali disturbi che si potrebbero sviluppare tra una sessione e l’altra.

Inizialmente si chiede al paziente di mentalizzare l’immagine di un suo posto sicuro, un posto cioè che gli suscita sensazioni positive, di tranquillità e protezione; successivamente gli viene chiesto di mettere a fuoco tale immagine e di concentrarsi sul tipo di sensazioni che ne scaturiscono e sulla loro collocazione corporea. Ciò che deve fare il terapeuta è ripetere tale immagine e le emozioni ad essa connessa, mentre il paziente ha gli occhi chiusi. Il soggetto poi riapre gli occhi e gli si dice di richiamare il posto al sicuro durante il compiersi dei set di movimenti oculari.
Gli viene ora richiesto di individuare una parola chiave che riesca a riportare alla mente tale luogo, continuando con i movimenti oculari per creare un’associazione parola-immagine; dicendo infine al paziente di rievocare automaticamente tale rappresentazione mentale e le sensazioni ad essa associate.
Per rimuovere le sensazioni negative il paziente deve portare alla mente qualcosa che sia leggermente disturbante e subito dopo pensare anche il luogo al sicuro; questo processo deve essere fatto in autonomia dal paziente come se fosse un circolo, dove prima c’è il pensiero disturbante e subito dopo il luogo al sicuro.

Trattamento con l’EMDR: fasi

Profonda conoscenza dell’anamnesi del paziente e successiva esplicitazione del piano terapeutico; è importante appurare l’idoneità del paziente, la sua stabilità personale e le risorse che possiede. Sarebbe meglio rinviare il trattamento nel caso ci fossero eventi che minano la continuità della terapia.

Si prepara il paziente introducendogli teoria e procedure del trattamento; va informato anche di eventuali disturbi che possono apparire durante l’elaborazione o da un incontro all’altro. È utile individuare tecniche efficaci di rilassamento in caso di attivazione eccessiva del paziente.
Valutazione e definizione del ricordo traumatico e dell’immagine peggiore, della cognizione negativa e di quella positiva, emozioni e sensazioni fisiche.

Si desensibilizza il paziente con i set di movimenti oculari fino a quando il paziente riferisce un livello di SUD pari a 0.
Fase dell’installazione: lo scopo è quello di arrivare ad una ristrutturazione cognitiva con l’installazione della cognizione positiva in rapporto all’evento traumatico; questo processo è rafforzato dai continui set fino a quando il soggetto dichiara un punteggio sulla scala VOC di 7.

Si effettua la scansione corporea per valutare eventuali reazioni corporee legate al ricordo dell’evento traumatico.
È la fase della chiusura. L’obiettivo è quello di controllare lo stato di equilibrio del paziente. Il terapeuta inoltre richiede al paziente di annotare durante la settimana eventuali sogni, immagini, pensieri che affiorano e sono in relazione al ricordo elaborato.
Si rivaluta la settimana seguente il paziente, per controllare eventuali nuove manifestazioni di disturbi, immagini od emozioni associate al trauma iniziale.

Elaborazione del lutto e EMDR

Nell’elaborazione di un lutto le persone passano attraverso 3 fasi:

  1. fase dell’evitamento: la persona prova così tanto dolore da non riuscire a capire cosa è successo e ha la tendenza a negare tale evento;
  2. fase del confronto emotivo: la persona inizia a comprendere la perdita e gradualmente ne comprende l’influsso;
  3. fase dell’accomodamento: la persona si adatta alla situazione presente senza però scordare ciò che ha vissuto.

Non tutte le persone però riescono a superare il dolore di una perdita, soprattutto se le modalità in cui è avvenuto il decesso sono improvvise, inaspettate, violente e ambigue o se il legame con la persona cara era molto forte.
L’incapacità di elaborare il lutto può essere alimentato dalla presenza di altri eventi stressanti, da caratteristiche di personalità e ad inefficaci strategie di coping; per questo motivo il lutto (chiamato anche lutto complesso) può essere definito come un’esperienza traumatica che blocca il processo di adattamento e non consente di integrare nella memoria l’evento stesso non superando e completando adeguatamente le fasi. In questi casi emergono nel comportamento del soggetto atteggiamenti di evitamento (la persona evita qualunque aspetto, ricordo, luogo, situazione associato alla perdita) oppure di aggrappamento (non lascia andare la persona coinvolta nel lutto).

Nell’elaborazione del lutto tramite trattamento EMDR la prassi consiste nel raccogliere un’accurata anamnesi tenendo conto delle circostanze del decesso, delle reazioni (anche dei famigliari), dei cambiamenti avvenuti dopo la perdita e del legame con il defunto.
È opportuno indagare anche su altre esperienze passate dolorose, analizzare soprattutto come hanno influenzato il soggetto e di come vengono vissute nel presente.

Come prevede la tecnica bisogna suscitare nel paziente la percezione di un ambiente sicuro (questo è facilitato da una buona relazione terapeutica). È importante spiegare come funziona il trattamento e informare il soggetto di eventuali possibili esplosioni di emozioni molto dolorose durante la seduta, chiarendo la loro importanza nel raggiungere un miglior equilibrio psico-emotivo.
L’EMDR viene utilizzato per desensibilizzare emozioni (come tristezza e rabbia per aver perso la persona, in alcuni casi colpa se ci si crede in parte responsabili, o ansia dovuta al senso di impotenza), cognizioni (come confusione, percezione di sentire il defunto, incredulità, e talvolta esperienze illusorie e allucinatorie) e sensazioni fisiche (ad esempio stretta alla gola e al petto, affanno, mancanza di energia, vuoto allo stomaco, bocca secca) legate all’evento traumatico luttuoso, tramite l’utilizzo di set di movimenti oculari.
In questo senso l’EMDR aiuta le persone a superare e completare le diverse fasi di elaborazione del lutto: non cancella dalla memoria emozioni e ricordi adeguati legati al lutto e rispetti i tempi necessari al paziente per metabolizzare l’evento. 
È stata dimostrata inoltre la sua efficacia nel sostenere il paziente a superare i blocchi e nel far emergere ricordi positivi legati al rapporto con la persona cara.

Efficacia del trattamento con EMDR

Nel Disturbo da Stress Post Traumatico

I benefici di tale tecnica erano già visibili negli anni ’90 su pazienti che presentavano disturbo da stress post traumatico (DPTS), dove era evidente una considerevole riduzione della sintomatologia traumatica. Studi effettuati nel 2012 hanno dimostrato l’efficacia clinica e neurobiologica dell’utilizzo dell’EMDR nel disturbo da stress post traumatico: dopo tre mesi di psicoterapia si è evidenziato, attraverso l’utilizzo della risonanza magnetica, un aumento medio del 6% della massa ippocampale e una scomparsa del disturbo in tutti i soggetti che hanno concluso il percorso terapeutico. Questo risultato sottolinea come questo tipo di trattamento sia funzionale sia per reintegrare e rielaborare ricordi traumatici sia a livello neruobiologico.

Nel Disturbo di Panico

I soggetti che hanno sperimentato attacchi di panico riportano sensazioni che possono essere definite come esperienze traumatiche, ed è per questo motivo che l’EMDR è un trattamento e un approccio che si integra in modo efficace con i diversi modelli teorici di intervento per il disturbo di Panico.

Durante una crisi di panico i soggetti riferiscono di percepire una paura forte e incontrollabile che fa sentire la persona impotente; questa paura viene accompagnata dalla sensazione di perdita del controllo o dalla percezione di star per morire.
Sulla base di quanto già detto l’EMDR può essere un trattamento utile nel disturbo di panico per:

  • aiutare il soggetto a elaborare l’attacco di panico in modo da riuscire a metabolizzare il primo, il peggiore e l’ultimo ricordo di esso;
  • favorire l’elaborazione delle situazioni scatenanti gli attuali attacchi di panico;
  • aiutare il soggetto a far fronte a future situazioni legate al disturbo di panico.

Recentemente alcuni studi hanno riscontrato che il trattamento con EMDR può essere efficace anche nei disturbi di panico con agorafobia.

I vantaggi di questo trattamento sono riscontrabili in termini di tempo (primi miglioramenti dopo il suo utilizzo nelle sedute) e di stabilità dalla conclusione della terapia, sia in senso quantitativo (assenza di attacchi di panico e benefici che durano nel tempo) che qualitativo (nuove capacità acquisite durante il trattamento per prevenire le ricadute).

Psicologa clinica e psicoterapeuta a indirizzo cognitivo costruttivista, esperta in psicologia giuridica, CTU per il Tribunale di Brescia, formatrice. Si occupa di disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi dell’umore, disturbi dell’apprendimento.

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